Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

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Utente: Gretsch
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giovedì, 26 marzo 2009

Uomini e fiori

 

Si sente dire spesso che il mondo che ci circonda è meraviglioso. E quanta ammirazione suscita il corpo umano, con la sua sorprendente anatomia e fisiologia, che ancora non conosciamo a fondo. Ma proviamo a domandarci: tutto ciò è stupefacente e meraviglioso rispetto a cosa? Anche una bicicletta è stupefacente e meravigliosa per un primitivo che non ne ha mai vista una, mentre noi non ci facciamo impressionare da un computer o da una navicella spaziale.

Quando ci dicono, fin da piccoli, che il corpo umano è una macchina perfetta, siamo portati a crederlo, perché ammiriamo la complessità del suo funzionamento, perché ogni organo ha la sua precisa funzione, eccetera. Quando cresciamo, questo concetto solitamente si rafforza perché aumentano le nostre conoscenze proprio sul grado di complessità della macchina umana, e naturalmente anche delle altre creature viventi, non esclusa la complessità dei loro scambi. La complessità, dunque: è questa che trae in inganno. Dicono che l’uomo con tutta la sua tecnologia non saprebbe riprodurre un fiore; può inventarne di meravigliosi usando carta, disegni animati e non, computergrafica, qualsiasi altro materiale. Ma non può crearli, dicono. Invece è facile, lo fanno i floricoltori tutti i giorni, e anzi ne inventano di nuovi; ed è ancora più facile e più piacevole creare un essere umano: basta accoppiarsi. Questo però ci porta fuori strada rispetto all’idea di perfezione: il fiore, l’uomo, sono considerati meravigliosi e complessi e dunque perfetti così come sono: inarrivabili, insuperabili, segni di compiutezza, come del resto ogni altro essere vivente (e non) creato da Dio, di cui il culmine sarebbe proprio l’uomo per la sua intelligenza, per il suo famoso libero arbitrio, e, secondo alcuni, per il fatto di possedere un’anima immortale. Ma il corpo umano è una macchina tutt’altro che perfetta: molte sono le malformazioni congenite, ed anche un corpo sano si ammala; la vista, per esempio, non è sempre buona, ed ogni sorta di tare ereditarie e di malesseri anche gravi ci affliggono quotidianamente. Il nostro giudizio, inoltre, è spesso falsato o incerto. Fiori e uomini, poi, vivono in un mondo tutt’altro che perfetto: terremoti, alluvioni, epidemie, incidenti di ogni genere possono uccidere o mutilare chiunque, a caso. Un fiore, come il corpo umano, è una tappa dell’evoluzione. Possiamo considerarla un punto d’arrivo, la perfezione insuperabile (ma basterebbe attendere qualche milione d’anni per vedere fiori diversi, ancor più stupefacenti, o non vederne affatto). Oppure considerare che esista un fiore perfetto che non è quello che abbiamo davanti: un fiore semplicemente non migliorabile. Lo possiamo immaginare, come possiamo immaginare che esistano mondi meravigliosi o terribili, o che esista un Dio. Il fatto che possiamo immaginare qualcosa non prova che esista, al massimo che potrebbe esistere. Di fatto, i fiori sono tanti e diversi, come le specie viventi, ognuna delle quali ha trovato il suo posto, che può anche perdere, perché ogni specie muta o soccombe col trascorrere del tempo, un tempo che si esprime appunto in milioni d’anni o miliardi di anni, entità che non riusciamo neanche a concepire. Quanto all’idea di perfezione, è vaga: ognuno ne ha una propria. Ma poi, se guardi un’orchidea ti chiedi forse come migliorarla? Un pensiero da Nero Wolfe, forse, ma anche un fanatico di incroci non disconoscerebbe la bellezza sublime di ogni esemplare, la sua - di nuovo - perfezione.  Che perfezione non è, ma appunto bellezza, armonia, fascino (e nemmeno a parere di tutti). Perciò, se abbandoniamo il criterio estetico, la perfezione diventa l’assenza di ciò che compromette integrità e funzioni: in parole povere, il corpo umano sarebbe perfetto se non s’ammalasse e (a questo punto) se non morisse.

Un argomento simile è quello della perfezione del moto dei pianeti: ognuno in meraviglioso equilibrio, ognuno che segue la sua orbita rispetto al sole. Si tratta di un’impressione ingannevole, naturalmente: si ignorano tutti quei pianeti che erano troppo vicini o troppo lontani o di massa inadatta a gravitare intorno alla nostra stella, e che non vediamo perché sono stati eliminati. Anche qui, quel che ammiriamo è il prodotto di una selezione, non un miracolo subitaneo. Ci sono miliardi di stelle senza pianeti, e miliardi di pianeti senza vita. E chissà quanti bei fiori c’erano un milione d’anni fa e non ci sono più: non erano perfetti, forse? Certo che no, se perfezione significa sopravvivenza. Quindi non è vero che ogni essere vivente ha il suo posto in un universo programmato per essere così com’è, perché migliaia sono le specie che non esistono più e ogni giorno, come ben sappiamo, qualcuna scompare per sempre. Queste false impressioni nascono spesso dalla convinzione che l’uomo sia il centro dell’universo, e che tutto sia stato concepito per essere al suo servizio, o quanto meno su misura per lui – che si limita ad osservare il presente, di cui a malapena conosce il funzionamento, e ignora sia il lontano passato che il futuro, immediato o remoto - mentre l’uomo stesso non è che il frutto di un’evoluzione che tende a perpetuarsi (la volontà di Schopenhauer, l’istinto di riproduzione dei biologi, la fregola degli animali, uomo incluso). Ci pare che il cielo sia stato fatto di un bell’azzurro riposante per compiacere i nostri occhi; per contestarlo mi viene spontaneo tornare al celebre argomento degli occhiali di Voltaire: se il naso è stato creato per reggere gli occhiali, allora anche l’azzurro del cielo è stato creato per riposare il nostro sguardo, l’acqua per bere e lavarsi, e i polli per essere fatti arrosto. Questo confondere la causa con gli effetti è fonte di grandi fraintendimenti, spesso utilizzati dalle religioni (nella Bibbia si arriva dapprima ad affermare che gli animali sono fatti per servire l’uomo, e poi che la donna è anch’essa fatta per servire l’uomo).

Si può credere che il nostro destino sia il paradiso o l’inferno, ma si può anche affermare che l’uomo sarà senz’altro un paradiso per vermi e batteri, e che quello è il suo destino certo, a quanto finora si è visto. La cremazione è un’alternativa che dà poca soddisfazione, sia a noi, sia a chi ci sopravvive per un po’, sia, soprattutto, a vermi e batteri; i quali, se hanno un Dio, si sentiranno dire che tutti gli altri esseri devono essere a loro sottomessi. Il che non è poi così lontano dal vero.

 

Postato da: Gretsch a 14:49 | link | commenti
religione, miscellanea

mercoledì, 09 luglio 2008

Due lettere

 

Carissimo Maurizio,
mi permetto di scriverti ancora. Ma sarà l'ultima volta, per due ragioni fondamentali: affermi: "Pazienza per don Ettore, che deve salvaguardare il suo, e che evidentemente non si rivolge a me ma ai parrocchiani". Cioè io non sarei in buona fede, non sarei personalmente convinto di quanto affermo, sarei un ipocrita. Questa è la più grande offesa che una persona possa farmi e rende inutile qualsiasi dialogo. In realtà da più di 50 anni sono lietissimo di aver risposto alla vocazione sacerdotale.
Seconda ragione: affermi: "Lei, dal discorso del seme, deriva che tutto è finalizzato; è un'affermazione lecita, ma non certo conseguente; mi limito a riportare l'ironica osservazione di Voltaire, secondo cui lo scopo evidente del naso è quello di appoggiarvi gli occhiali". E' possibile trovare una affermazione più stupida di questa? Semmai sono gli ottici che adattano gli occhiali al naso, non viceversa. Parlare di finalità significa parlare di causa ed effetto, di leggi, che l'uomo, l'unico essere razionale, riesce a scoprire sempre di più: senza leggi non si può parlare di scienza, di giustizia, di sport ecc. ecc. anche il fotografo deve osservare le leggi dell'ottica. Ma negare la scienza, la giustizia, lo sport, il lavoro, significa negare l'uomo, la sua razionalità. Ed allora che senso ha discutere di storia, di filosofia, di teologia, di morale, quando si nega che l'uomo sia un animale ragionevole, che ben prima dei sei anni si pone continuamente domande ed esige risposte logiche?
Alla base della fisica moderna non sta forse la famosa affermazione di Galileo che "Dio ha scritto il mondo con l'alfabeto della matematica"? La stessa convinzione che avevano Padre Matteo Ricci, contemporaneo di Galileo, missionario scienziato in Cina, tuttora ricordato, e i matematici e astronomi della specola vaticana, anch'essa tuttora molto apprezzata a livello scientifico, che nel 1582 hanno calcolato la riforma del calendario, oggi seguito in tutto il mondo.
Ma serve continuare? Mi pare di no, dal momento che volendo negare la fede, di fatto neghi la ragione.
Ti saluto molto cordialmente, augurandoti di nuovo buona digestione e di non sentirti l'unico autorizzato a scrivere su cose di fede e di ragione.
Don Ettore

 

Caro Don Ettore,

pare che le sia sfuggito il senso del discorso sugli occhiali; forse perché, contrariamente a quanto davo per certo, non ha letto il Candido di Voltaire, un celebre libretto, agile e chiaro, che ha avuto grande fortuna ed è forse l’opera più popolare del filosofo francese. L’affermazione (ironica !) di Voltaire, che pensavo lei conoscesse - talmente è risaputa - è appunto sarcastica, ed io la citavo in merito al discorso della finalità. “Parlare di finalità significa parlare di causa ed effetto”, dice lei. Ma dalle due cose non consegue affatto la prima, e ribadisco che mi manca qui lo spazio per dimostrarlo, però constato con piacere che lei accetta finalmente quello che la Chiesa ha negato per secoli, cioè il metodo scientifico. Difatti, riguardo a Galileo, la condanna recitava: “Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.o vehementemente sospetto d'heresia, cioè d'haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni et altre constitutioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate”. (Il grassetto ovviamente è mio).

Sarà dunque d’accordo con me, tra l’altro, che il mondo così come lo vediamo non è stato creato in sette giorni, che nemmeno Darwin è un eretico, che l’uomo è un animale a rischio di estinzione come tutti gli altri, eccetera. La religione è una forma primitiva di spiegazione dei fenomeni naturali; col progredire della scienza e con la diffusione tra la gente delle sue leggi, è sempre più difficile contestarla da questo punto di vista, e alla Chiesa cattolica, come lei mi dimostra, si adegua. Io non nego affatto che l’uomo sia una animale ragionevole: anzi, su questo si basa quel che ho scritto; la invito quindi a non far apparire il contrario.

Mi sono imposto la brevità, quindi le dico in due parole che ovviamente non mi sono sentito mai l’unico autorizzato a parlar di fede e di ragione (oltretutto, che gusto ci sarebbe?); ma non può negare che ne ho diritto almeno quanto lei, che è abituato a predicare senza contraddittorio alcuno.

Riguardo poi alla sua vocazione, chi sono io per giudicarne la sincerità?

Infine, per rispondere alla sua domanda (“Ma serve continuare?”) dirò che intravedo segni incoraggianti: se questa è l’evoluzione del suo pensiero, la sua strada si avvicina alla mia.

Cordialmente

 

 

Per Maurizio Goldoni

 

 

Avevo preparato una discreta risposta alla tua replica a Don Ettore; una risposta ben articolata e mirata, proprio come pare piacerti.

Poi, solo poi, ho notato che riprendevi le stesse argomentazioni, gli stessi concetti, con quasi maniacale perseveranza, sia nelle altre repliche alla signora Marchetti e a Lucio Rebecchi, sia nella rubrica che firmi, dove non mancavi di sottolineare l'esistenza di un tuo Blog su Internet. E, allora, ho capito che non valeva la pena rispondere, farsi coinvolgere in un gioco già orchestrato da te, Maurizio. Un gioco che ha un unico scopo: quello di convogliare l'attenzione della maggior parte dei lettori su quel tuo sito, che vive obbligatoriamente di presenze. Nel bene o nel male che sia. Mi dispiace, Maurizio, ma io non ci casco. Non perché voglia a priori, ottusamente, ignorare ciò che può riservare il tuo Blog; solo perché hai cercato di farmici entrare coercitivamente, dispoticamente, provocatoriamente. Del resto, le tue ragioni, suffragate da pazzi scatenati come d'Holbach o illustri, semplici, sconosciuti aforisti come Morandotti, già mi avevano messo in sospetto. Sì, citavi anche Voltaire. Ma pure lui, poveretto, ha sempre dovuto prenderlo in saccoccia, per quanto riguarda la sua battaglia contro la Chiesa.

Sarà per un'altra volta, Maurizio. Che ne dici? Magari utilizzando un po' più di onestà intellettuale.

Salutoni.

 

Finale Emilia, 24/06/2008

 

Mauro Ferraresi

 

 

Per Mauro Ferraresi

 

Sono sorpreso e rammaricato di ricevere da te una lettera piena di livore nei miei confronti. Alla quale replico subito.

Se in tutte le mie risposte ho usato le stesse argomentazioni e gli stessi concetti vuol forse dire che sono ripetitivo, ma anche coerente con le mie idee; idee che forse tu non condividi, anche se non potrò mai saperlo, visto che la tua” risposta ben articolata e mirata” non ce la fai leggere. Quanto alle citazioni, avrò ben il diritto di scegliere quelle più adatte, o no? D’Holbach sarà stato un saggio o un pazzo scatenato o nessuno dei due, ma condivido appieno quelle sue parole; il fatto che tu non ne hai mai sentito parlare non significa che Morandotti è uno sconosciuto; e poi cos’è, bisogna citare solo aforismi di autori notissimi? Valgono di più? Quanto alla tua grossolana descrizione di Voltaire, be’, quella si commenta da sé.

Ma più fantasiosa e cattiva è l’accusa che riguarda il blog. Ne approfitto per spiegare a te a ad altri come funziona un blog: a meno che non si scrivano cose estremamente popolari o ci si sappia promuovere in vari modi, sul tuo blog ci vengono solo i tuoi amici, e se (come faccio io da molto tempo) non visiti i loro, di blog, non vengono più nemmeno quelli. Cattivadigestione è nato circa tre anni fa dalla richiesta che mi hanno fatto alcuni di leggere qualche mio vecchio articolo; è solo un archivio dei miei pezzi per Piazza Verdi, e infatti lì ci sono tutti, se uno li vuol consultare. L’indirizzo è nella pagina di “Cattiva digestione” da anni, te ne sei accorto ora? Non ci sono altri scritti, solo quelli apparsi su Piazza Verdi. E’ chiaro? Che poi qualcuno li abbia commentati mi fa piacere, ma per me, specie ora che ho ben più seri problemi da affrontare, è più una seccatura che altro; solo per rispondere agli interventi di Marco Tioli ho passato ore alla tastiera, e ti assicuro che avrei fatto volentieri qualcos’altro. Il blog è principalmente un servizio in più ai miei venticinque lettori ma, visto che sono una persona seria, quando ho attraversato momenti difficili e impegnativi ho disattivato i commenti, e ora non manco di rispondere se qualcuno, caso raro, interviene. Un numero maggiore di commenti (che ora sono quasi pari a zero) non mi entusiasmerebbe. E io ti avrei “fatto entrare dispoticamente” nel mio blog? Mah. Scherzi del caldo, spero.

Quanto all’onestà intellettuale, intendo senz’altro la frase, dall’ambigua collocazione sintattica, come riferita a chi la scrive.

Resto sempre in attesa di contestazioni concrete. Non guardate il dito, guardate la luna.

 

Maurizio Goldoni

Postato da: Gretsch a 20:57 | link | commenti (7)
polemiche, religione, il paesello

lunedì, 09 giugno 2008

Gentile don Ettore,

devo dire che la sua lettera mi lascia perplesso. Se le è capitato di leggere di tanto in tanto la mia rubrichetta nel corso di questi anni, si sarà reso facilmente conto che per tono e argomentazioni il suo commento non può certo essere rivolto a me. Interpreto semmai il suo intervento come una generica perorazione della causa cattolica ad uso catechistico, alla quale non so bene come replicare. Le cose da dire sono talmente tante e così complesse che sono tentato di tacere, ma un po’ per non far credere che mi manchino gli argomenti, un po’ per non dare adito a dubbi, decido che sia meglio scrivere due righe, cercando di adeguarmi, anche se temo non mi riuscirà, all’impostazione del suo scritto. Innanzitutto, chiarisco a chi legge che non ho nulla contro la sua persona: in trent’anni mai il più piccolo screzio, e quanto al mio lavoro di fotografo non ho nulla da ridire: lei è stato più che corretto, per non dire tollerante, con me e con i miei soci.

Sebbene, come lei ben sa, la maggior parte degli uomini viva la propria giornata senza che il pensiero di Dio faccia capolino nelle sue faccende quotidiane, l’origine della nostra specie, l’esistenza di un dopo ultraterreno, lo scopo della vita stessa hanno da sempre interessato, affascinato, tormentato certuni; io fra quelli. Col tempo, a tutte queste domande ho trovato risposte più o meno definitive. Sono nato in una famiglia cattolica, ho avuto a che fare col cattolicesimo sempre, quindi non mi ritengo uno sprovveduto a riguardo. Si può dire che se ho rifiutato le risposte che la Chiesa dà a queste domande, l’ho fatto con cognizione di causa, e non in modo aprioristico, o per sentito dire. Come i miti, le religioni non possono dirsi né razionali né logiche, e io credo che chi le abbraccia dovrebbe farlo per motivi diversi da quelli, pena lo smarrimento e il disinganno. Così, quando lei afferma che Dio è “l’unica spiegazione razionale della realtà” mi tocca risponderle che semmai è il contrario. Concordo in proposito con Paul Thiry d’Holbach: “La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In altri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa che non capite affatto”. Molto di ciò che era misterioso o terrificante un tempo, per esempio un’eclissi, non lo è più ora, tant’è che la Chiesa stessa ha dovuto modificare certe affermazioni proprio col progredire della conoscenza scientifica. Vero, Galileo non è stato torturato fisicamente – ma minacciato di tortura sì -  come invece è toccato ad altri: ma le sue idee, ora universalmente accettate, sono state allora violentemente avversate dal Vaticano. Come dice Morandotti, le assurdità di ieri sono le verità di oggi e saranno le banalità di domani. Non dovrebbe essere compito di una religione forzare una spiegazione mitica facendola passare per verità storica o preistorica (l’origine dell’uomo dal fango, l’età dell’universo di appena qualche centinaio d’anni), col rischio di esporsi prima o poi all’imbarazzo. Lei, dal discorso del seme e delle braccia e delle gambe, deriva che tutto è finalizzato: è un’affermazione lecita, ma non certo conseguente; mi manca lo spazio per spiegarne i motivi, del resto ovvi a molti; mi limito a riportare l’ironica osservazione di Voltaire, secondo cui lo scopo evidente del naso è quello di appoggiarvi gli occhiali. (Lei però, assai curiosamente, identifica Chiesa e verità scientifica. Impossibile, mi dico, sarà un refuso). Non voglio scendere sul terreno della violenza della Chiesa, anche perché libri e programmi di divulgazione di ogni provenienza hanno raccontato a tutti cosa è successo prima, durante e dopo l’Inquisizione, e anche questo, come il pensiero di Galileo, è ormai dato per scontato da chiunque. Le streghe venivano bruciate davvero, e del resto la Bibbia è strapiena di omicidi commessi o istigati da Dio. Chiesa e potere sono stati – e in grande misura sono ancora – tutt’uno. Come accade ora in molti Paesi islamici. Certo, le crociate, l’arrostimento di Giordano Bruno, l’occupazione religiosa nel centroamerica a suon di sciabolate, le conversioni forzate, tutto questo appartiene al passato, ma non mi può certo parlare di Chiesa sempre perseguitata, suvvia… Non si riuscirà a fare di Stalin un brav’uomo semplicemente negando lo sterminio di massa da lui operato; è più saggio ammettere l’Olocausto che negarlo, e del resto il Papa ha da poco chiesto scusa all’America per i preti pedofili. Addirittura il cardinale Martini proprio oggi dice: "Tutti questi peccati, nessuno escluso, sono stati commessi nella storia del mondo, ma non solo. Sono stati commessi anche nella storia della Chiesa. Da laici, ma anche da preti, da suore, da religiosi, da cardinali, da vescovi e anche da papi. Tutti". E aggiunge: “Come il vizio della vanagloria, del vantarsi. Ci piace più l'applauso del fischio, l'accoglienza della resistenza. E potrei aggiungere che grande è la vanità nella Chiesa. Grande!”. Vede? Martini apprezza i miei fischi…

Io però nel mio articolo parlavo del passato, intendendo che l’Islam è attualmente, per così dire, in una fase di intransigenza che la Chiesa cattolica ha superato, tant’è che posso liberamente scrivere le mie opinioni a riguardo senza incorrere in scomuniche o persecuzioni, cosa impossibile in molti paesi musulmani oggi, ma anche in questo Paese non molti anni fa. Lei afferma che l’indifferenza religiosa non ha prodotto nulla di buono; vorrei sapere a cosa si riferisce: si può essere umili, gentili, caritatevoli, propositivi senza credere in un Dio, come si può essere l’opposto credendo, o peggio proprio in nome di un Dio, non è forse vero? Gli atei e gli agnostici, lo ha detto anche monsignor Tonini, sono persone generalmente rispettose e tolleranti, anche perché non hanno un dogma da difendere o imporre. Non penso che lei, che ha tanta esperienza di uomini, possa affermare che chi vive al di fuori della Chiesa sia sterile e rancoroso e chi si dice cristiano sia l’opposto. Io comunque non mi ritengo tale, e non sono un’eccezione. Credo invece che in questo mondo, se c’è una missione che tutti dobbiamo compiere, sia di soccorrere gli altri. Questo, e solo questo, dovrebbero insegnare tutte le religioni, e non imporre assurde cosmogonie ai credenti. Favole, insomma. Perché non è vero, come lei sostiene, che gli adulti sanno sempre distinguere le favole dalla realtà: un uomo che nasce da madre vergine, cammina sulle acque, tramuta l’acqua in vino ed opera guarigioni miracolose, viene torturato e ucciso ma poi risorge e vive in eterno, be’, è un po’ dura da interpretare come realtà… Paragoni Gesù a Babbo Natale e mi dica quale dei due è più inverosimile. La realtà, invece, molto più prosaicamente, è che agli umani piace credere alle favole, e che quando una credenza viene inculcata fin da piccoli diventa vera anche contro ogni evidenza. Quindi, credere che esistano tali meraviglie non è questione di razionalità o di intelligenza, semmai proprio il contrario. Anche chi crede nella capacità di Dio di curare, di salvare, va prima dal medico, poi se il caso in ospedale, e infine si sottopone a tutte le cure possibili, anche le più dolorose: se fosse così certo che, come dice il Vangelo, basti pregare per essere esauditi, si risparmierebbe l’incomodo. L’inesistenza di Dio, quanto meno del Dio descritto nella Bibbia, è molto, molto più facile da spiegare rispetto alla sua esistenza: basta prendere atto di questa semplice constatazione per sentirsi subito più leggeri. Con questo io non insulto chi crede, e mi aspetto che chi crede non mi accusi di eresia o di mancanza di rispetto per il solo fatto che nego quel che mi propone, visto che abbiamo entrambi un cervello e un cuore, e che la mia opinione non vale certo meno della sua. E il fatto che tale Dio non esista non implica che diventiamo tutti di colpo cinici ed egoisti, anzi: come disse qualche saggio, più mi umilio davanti a Dio, più trasferisco in lui le mie risorse e le mie capacità di aiutarmi, di aiutare, di creare, di capire, di sopportare, più ho bisogno di lui perché mi ridia quelle qualità che avevo ma da cui ho scelto di separarmi: più innalziamo Dio, più abbassiamo l’uomo.

Insomma, il messaggio evangelico, quando è di amore e tolleranza (e non sempre lo è), mi va benissimo: apprezzo molto la Chiesa quando si dà da fare per gli altri, e l’apprezzerei ancor di più se, come dice lei, si rallegrasse anche solo di un pezzo di pane quotidiano, e non accumulasse tesori ed ostentasse sfarzo. Respingo quasi tutto il resto, che d’altronde poco ha a che vedere col pensiero evangelico.

Infine, la questione della documentazione: le fonti storiche sull’esistenza di Gesù sono pochissime, per non dire quasi nulle, checché ne dica lei. Che se ne sia parlato molto è un’altra questione: ma stando al suo metodo Cristo, essendo citato più di Budda o di Maometto, vincerebbe la gara dell’autenticità. Solo che non basta essere citato per esistere. Di nuovo, le prove dell’aderenza all’uomo Gesù delle parole attribuitegli, o addirittura della sua esistenza, sono a mio avviso di poco o punto interesse: quel che uno può o meno seguire è il messaggio evangelico, che secondo me acquista valore se togliamo consistenza storica all’uomo Gesù, quello che fa i miracoli, muore e poi risorge. Ma comprendo che il popolino ha bisogno anche di effetti speciali.

Gentile don Ettore, il senso del mio articolo “La curva” stava in poco posto: le guerre di religione sono assurde come le legnate tra tifosi; se proprio dovete darvele, bastonatevi pure, ma risparmiate noi che non c’entriamo. Il senso di quanto sopra sta anch’esso in poco posto: se lei vuol difendere le ragioni del suo credo, lasci stare la razionalità: è un’arma che, usata per tale scopo, le si rivolgerà sempre contro. La metta piuttosto come “una questione di fede”: non è una spiegazione perfetta, ma senz’altro più onesta.

Ciò detto, sono dispostissimo a trattare l’argomento in termini meno generici, in qualunque altra sede.

Cordialità.

 

Maurizio Goldoni

 

Postato da: Gretsch a 23:06 | link | commenti
polemiche, religione, catechismo, il paesello

sabato, 07 giugno 2008

A commento del mio  "La curva", ecco un lettera del parroco di Finale Emilia alla redazione di Piazza Verdi, pubblicata nel numero di maggio 2008


Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli – Finale Emilia

 

Carissimo Maurizio Goldoni, innanzitutto ti auguro “buona digestione”. Affermi che le realtà religiose sono del tutto private, poi ne scrivi pubblicamente. Mi permetto dunque di inviarti alcune elementari considerazioni, suggeritemi dal tuo ultimo intervento su “Piazza Verdi”.

Favola: che per i bambini tutto sia una favola, è vero, ma gli adulti sanno distinguere le varie realtà: sanno che Pinocchio, un pezzo di legno che diventa bambino, è una favola, mentre la guerra mondiale è una tragica realtà storica; sanno che Dante Alighieri è un personaggio reale, mentre il suo viaggio descritto nella Divina Commedia è di natura poetica; sanno che il “tifo” sportivo non riguarda la razionalità ma la parte emozionale dell’uomo; sanno che la fiamma olimpica è un simbolo, mentre le gare sono fatti reali e sportivi. Tutto il mondo accetta l’era cristiana perché Gesù è il personaggio più documentato della storia (4.000 codici, 20.000 citazioni in vari autori, l’impero di Roma, gli Ebrei, le persecuzioni contro i cristiani, l’archeologia, ecc. ecc.). Dio non è una favola, è l’unica spiegazione razionale della realtà, come la vita (che esclude il caso, perché tutto è finalizzato: si parte da un seme, con una preparazione di anni, cresce sapendo che domani avrà bisogno di braccia, di gambe, di polmoni, ecc. ecc. e resti vivo perché la pasta che mangi si trasformi in carne e ossa ecc. ecc.)

Chiesa maschilista? La Chiesa è composta da Cristo, dalla gerarchia, dai laici, uomini e donne. La gerarchia è maschile perché è “vicaria” di Cristo, evidentemente uomo. Fin dall’inizio ha sempre venerate le sante, le martiri e nel sacramento del matrimonio l’uomo e la donna hanno la stessa dignità. La Chiesa cioè non ha mai accettato la mentalità maschilista del mondo pagano, degli ebrei, dei mussulmani, delle antiche olimpiadi, della moderna massoneria, ecc, ecc.

Chiesa autoritaria? La verità scientifica è autoritaria? Gesù saggiamente dice che la verità vi farà liberi, non schiavi. E’ la menzogna che degrada l’uomo.

Chiesa violenta? Io conosco la Chiesa che da 2000 anni subisce persecuzioni, senza mai vendicarsi, mentre è a tutti nota la violenza di tante ideologie e di tanti stati, anche moderni. Spero che tu non sia tra quelli che credono ancora che un Galileo sia stato torturato. Quante favole, quante bufale sulla storia della Chiesa!

Rifiutando la Chiesa, dovrei rifiutare l’era cristiana, il calendario cristiano, San Francesco, Madre Teresa di Calcutta, le innumerevoli iniziative dell’amore cristiano, i più grandi geni e i più grandi santi dell’umanità.

Chi rifiuta Dio cosa mi offre? L’indifferenza religiosa cosa ha prodotto nei vari campi della vita umana? Non vorrei che producesse solamente cattiva digestione. La gioia e la speranza cristiane sanno rallegrarsi, oltre che del sole e della pioggia, anche soltanto di un pezzo di pane quotidiano. Ti saluto molto cordialmente.

 

D. Ettore Rovatti

Postato da: Gretsch a 01:42 | link | commenti (9)
polemiche, religione, catechismo, il paesello

sabato, 12 aprile 2008

La curva

 

Magdi Allam, ex articolista di La Repubblica e ora vicedirettore del Corriere, spesso presente a dibattiti radiotelevisivi perché conoscitore del mondo arabo e di quello cristiano, nonché in grado di parlare un italiano perfetto, si è convertito al Cristianesimo. La notizia è stata riportata con grande risalto non tanto per la notorietà del personaggio, che non è comunque trascurabile, quanto per quella di chi l’ha accolto tra le braccia della Chiesa, cioè il Santo Padre in persona. Scrivo questo articolo senza poter usufruire del collegamento a internet, di cui sono privo da giorni, e senza aver visto alcun telegiornale, che del resto non guardo quasi più; quanto ai giornali, ascolto la rassegna stampa di Radio 24 di prima mattina, e mi avanza. Proprio attraverso La Zanzara, il lungo programma di attualità di Radio 24 con telefonate in diretta che ascolto ogni giorno, ho saputo della faccenda, e delle relative polemiche. Molti ascoltatori, la maggior parte cattolici, hanno telefonato per esprimere il loro garbato dissenso riguardo la manifestazione così plateale di un atto che dovrebbe essere privato. Che Magdi Allam abbia cercato di amplificare al massimo il suo gesto ha un’importanza relativa: quel che conta è che la sua richiesta sia stata accolta, e che lo stesso Benedetto XVI abbia officiato il rito. Quindi alla Chiesa l’occasione deve essere sembrata interessante. C’è chi dice che lo ha fatto per incoraggiare i tanti musulmani che non osano convertirsi per paura delle reazioni dell’Islam a “uscire dalle catacombe” (parole di Allam). Fatto sta che le polemiche sono scoppiate quasi subito. Portavoce dei critici, o per meglio dire la più riportata nelle agenzie, è diventata Afef Jnifen, islamica che si dischiara non praticante, più famosa perché consorte di Tronchetti Provera, la quale ha accusato Allam di fomentare l’odio interreligioso. In effetti il giornalista, intervistato subito dopo il gesto, non ci era andato giù leggero: aveva sostenuto che il tanto citato Islam moderato in realtà non esiste, che chi vuol farsi musulmano viene accolto a braccia aperte, mentre chi vuole allontanarsi da Maometto viene trattato da apostata e perseguitato anche dai confratelli (di qui il riferimento alle catacombe, rifugio dei cristiani perseguitati). Alle parole di Afef, Magdi Allam risponde confermando la sua scelta e aggiungendo che se lui pensasse che l’Islam è una religione tollerante ed amorevole non si sarebbe mai convertito. Tali frasi, pronunciate da un giornalista non certo noto per i toni accesi –  e che però è da tempo sotto scorta - fanno per forza una certa impressione. Insomma, che pensare? E’ vero che l’Islam è una religione maschilista e autoritaria, che si proclama l’unica vera, e incoraggia la distruzione delle religioni nemiche, perseguitando e magari trucidando chi non vuole convertirsi? E’ vero che invece la Chiesa è indulgente e tollerante, e non perseguita chi la lascia per aderire all’Islam? O è vero anche che in tempi non remoti la Chiesa, maschilista e autoritaria, ha proclamato la propria religione come l’unica vera e propugnato la distruzione delle religioni nemiche, perseguitando e magari trucidando chi non voleva convertirsi? Di fronte a questi dilemmi, a questi quesiti grandi e gravi, ci si può smarrire; ma si può ritrovar sé stessi, insieme a una buona dose di serenità, riflettendo sul fatto che tutto viene da una favola che ci viene raccontata da piccoli, e alla quale naturalmente crediamo, anche se poi, da adulti, mentre insegniamo ai nostri figli ormai cresciuti che non è più tempo per le favole, continuiamo a credere a quella che ci hanno raccontato allora, per quanto inverosimile e ridicola possa essere. La politica in generale, e la propaganda di massa negli ultimi decenni, mostrano chiaramente che qualunque cosa può essere creduta se viene ribadita continuamente, se molti altri ci credono, e se chi non ci crede viene dato per matto o traditore, o se viene emarginato o perseguitato. I tratti in comune tra cristianesimo e islam sono tanti, ed è naturale che sia così, perché entrambi hanno in comune miti che provengono da religioni precedenti. Il mito è una cosa, anzi, una gran cosa, ma prendere per vero un mito, cioè una favola, è cosa assai diversa. Di salvatori nati da madri vergini, accompagnati da 12 discepoli, traditi, crocifissi e risorti se ne trovano parecchi prima di Cristo; sulla natura di tali miti non c’è spazio per dissertare qui; ma queste leggende quasi tutte uguali fanno nascere qualche sospetto in una mente razionale. Le grandi religioni organizzate, spesso alleate o tutt’uno con il potere politico, hanno lo scopo principale di creare consenso mantenendo sottomessi i fedeli con la minaccia di punizioni ultraterrene, e se non serve anche maledettamente terrene. I loro dogmi non si discutono, per quanto assurdi possano sembrare. Si fondano su un libro che vien detto sacro, rivelato da una divinità ad uno o a pochi eletti. Ma questi sistemi religiosi servono a chi li manovra soprattutto per questioni che di celeste non hanno nemmeno il colore.

Che due religioni si scontrino duramente, al punto di porre mano alle armi, come purtroppo è successo tante volte, massacrando nel corso della nostra povera storia milioni di persone, ha lo stesso senso che darsi coltellate tra tifosi di squadre di calcio: esiste forse una squadra giusta, una Squadra Vera? Certo che no. Quando vedo quei deficienti accapigliarsi sulle tribune e fuori dagli stadi, distruggere treni, auto e vetrine e organizzare spedizioni punitive contro il “nemico”, mi dico che, sia che facciano di testa loro, sia che vengano manovrati, rimangono dei mentecatti, che purtroppo coinvolgono nelle loro idiozie anche chi il calcio lo ama come competizione leale, come gioco, come svago, e anche chi del calcio se ne frega altamente.

La conversione di Allam non mi tocca per nulla; ma devo occuparmene, perché lo scontro di religioni, pur se assurdo e ridicolo già per definizione, è una minaccia reale, e non vorrei che quelli come me ci rimanessero schiacciati in mezzo. Noi che non siamo violenti, e nemmeno tifosi.

 

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polemiche, religione, ideali

lunedì, 07 gennaio 2008

Non si butta niente

 

Il corpo di Padre Pio verrà riesumato e mostrato ai fedeli. A grande richiesta, va in scena un altro atto – chissà se quello finale – dell’epopea del frate che ha surclassato San Francesco nelle preghiere dei cattolici. Sia chi crede che abbia operato e continui ad operare miracoli, sia chi dubita, sia chi non crede affatto, tutti allungheranno il collo con curiosità per valutare lo stato di decomposizione e rapportarlo alla fama dell’uomo. Qualunque sarà l’aspetto, è facile predire che qualcuno vi troverà tracce (se non odore) di santità, o quanto meno di un disfacimento insolito e sorprendente. D’altronde si sa che un clima asciutto fa miracoli.

La decisione porta con sé polemiche anche feroci: se il corpo non è stato smembrato per ricavarne reliquie come avvenne per altri religiosi, è comunque conteso tra l’attuale collocazione e il santuario di Renzo Piano. La Chiesa, che tanto ha condannato e avversato anche in modo violento l’usanza dei “primitivi” o di “pagani” di ricorrere a feticci e a pratiche considerate incivili e disgustose, non esita a dissotterrare il cadavere di un uomo per compiacere la morbosità dei propri adepti, perpetuare la superstizione e, già che c’è, allargare il giro d’affari che è stato messo in piedi grazie al frate di Pietralcina. Da vivo, da morto, e da dissepolto.

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religione

giovedì, 10 maggio 2007

                                                                Il Fosso

 

Non è egli un paradosso che la Religione Cristiana in gran parte sia stata la fonte dell’ateismo, o, generalmente parlando, dell’incredulità religiosa? Eppure io così la penso (Giacomo Leopardi, «Zibaldone di pensieri», 1832).

 

Ho ben presente quali rischi corro scrivendo di religione per dei compaesani. Il maggiore non è, vorrei credere, di veder sbarrate le porte della chiesa alle mie fotocamere, ma quello di essere male interpretato, in buona o mala fede. La lettera di Marco Tioli – che comunque ringrazio – ne è un esempio.

Vorrei innanzitutto liquidare la faccenda Welby. I parenti, che si dichiarano cattolici, desideravano un funerale religioso. Il Vicariato lo ha rifiutato. Peggio per loro, che ci tenevano, scrissi. E aggiunsi che dalla Chiesa in generale e da Don Roberto in particolare mi aspettavo compassione e non intransigenza. Se il funerale religioso sia o no un “lasciapassare” non lo so: me lo dica Tioli, che conosce il catechismo; Don Roberto sostiene di no. A me, beninteso, non importa che venga o meno concesso il via libera per un luogo che nemmeno so se esista. Neppure ho bisogno di spiegare quale “tornaconto” abbia avuto la Chiesa (non più il Vicariato?) a negare le esequie; Chiesa e tornaconto dovrebbero essere termini inconciliabili, ma se la mettiamo in questi termini (il che mi va benissimo) confermo la mia opinione: secondo me non ne ha avuto un gran ritorno di immagine.

Il tema dominante della lettera di Tioli ricorda la vecchia favoletta della volpe e dell’uva, o il cliché dell’ateo che in realtà cerca Dio, e magari in punto di morte manda a chiamare un prete. Nulla di più lontano dal vero, almeno per quanto mi riguarda. Per di più, la citazione di un libro a me caro come quello di Böll è fatta a sproposito, e per giunta tradisce lo spirito del romanzo, anche perché un ateo può parlar di Dio, come un pacifista di guerra; non perché la desidera – anche se c’è chi azzarderebbe una simile ipotesi – ma perché difende una sua visione del mondo. I cattolici si riferiscono continuamente a un Dio in cui fanno mostra di credere ma di cui nessuno di loro può provare l’esistenza. Perciò si può ben parlare di Shangri-La o di El Dorado, di Giunone o di Kalì, del Lupo Mannaro o della Democrazia Perfetta senza per questo credere che esistano veramente, ma invece in quanto simboli, o illusioni, o mete desiderate.

L’inferno come presupposto per la libertà? Il senso della frase mi è oscuro. Mi limito a constatare che viviamo già in un inferno - giustamente definito “valle di lacrime” - che il cristianesimo ben descrive nelle sue nefande manifestazioni e promette, in un’altra vita, di replicare in peggio o di cancellare: siccome non si vede il senso del nostro soffrire, vi si attribuisce un riscatto finale in una eterna vita beata. Si può accettare l’apparente insensatezza del nostro vivere, oppure affidarsi, come fa Tioli, a chi gli dice qual è il bene e quale il male, senza curarsi delle possibili conseguenze: per alcuni, quando si teme il buio e l’ignoto, qualsiasi luce va bene.

La certezza dei cattolici (o dei musulmani, eccetera) è a volte irritante: la verità ce l’hanno loro e nessun altro, e lo si vede da come ragionano: per Tioli infatti o si è atei o si è cattolici. L’alternativa non è essere musulmani, buddisti, shintoisti, induisti, gnostici; l’alternativa non è tra animismo, politeismo, o un semplice onesto agnosticismo. O sei dei nostri o sei perduto, come la famosa pecorella. Degli auguri di Tioli quindi faccio volentieri a meno: premesso che da agnostico sto benissimo, e che ognuno dovrebbe pensare ai tarli suoi, Tioli mi spieghi perché ci sia da saltare un solo fosso e ci si debba trovare inevitabilmente in una sacrestia anziché in una pagoda, in una moschea o sotto un fico; o all’aria aperta. O perché non si possa fare a meno di saltellare e starsene invece tranquillamente dove si è, specie dopo aver avuto anni a disposizione per vedere chi c’è oltre quel fosso.

Scrivo queste righe in un paese musulmano dove tutti sono affabili, gentili, cordiali ed anche simpatici, dove ogni ora del giorno e della notte risuonano le invocazioni del muezzin, e mi vien da pensare che questa religione è nel momento presente una delle più intolleranti e minacciose; questo a dispetto di una cortesia e di una cordialità pari a quelle di tante altre genti su questo pianeta. Le guardo, e penso che queste persone così simili a me sono state fin da piccole educate a vedere il mondo attraverso un libro sacro, una Verità rivelata e indiscutibile, e a seguire precetti che a volte incitano all’odio verso chi non ha la stessa fede. L’Uomo è per sua natura mite e violento, soccorrevole e prevaricatore, se vogliamo buono e cattivo, ma solo quando è preda di un’ideologia, schierato con una Fede, solo allora diventa fanatico. E arriva ad uccidere in nome di un’idea. Preferirei un mondo di agnostici, dove si possa fare ogni genere di ipotesi sulla vita e sulla morte, ma dove nessuno ti tiri dalla sua parte, e ti imponga di ammazzare in nome del suo Dio buono e giusto; dove invece, parafrasando Budda, si possa dire: non so se tutto questo è stato creato o è sempre esistito, se l’ha creato un dio o più dei, se seguiranno inferni o paradisi; non lo so, non potrò mai saperlo, e dunque non mi importa di saperlo, perché non voglio sciupare il mio tempo in simili speculazioni; quel che mi importa è vivere più serenamente che posso e fare in modo che tutti soffrano meno.

A Tioli che mi invita a saltare ‘sto famoso fosso, come se da questa parte si soffrisse di più o si fosse condannati alla perdizione, dico che se davvero esiste un paradiso come ce lo descrive la Chiesa, se il Dio che ti ci manda è davvero buono e giusto, vi accoglierà tutti quelli che hanno agito rettamente, a qualsiasi credo o non-credo appartengano. E magari avrà un occhio di riguardo per coloro che hanno fatto il bene perché lo ritenevano giusto, e non per un’ingiunzione o per il timore di un castigo ultraterreno. Ateismo e agnosticismo hanno lo stesso diritto di esistere di qualsiasi religione, se non di più: dicendo infatti che non so, non nego che possa essere, mentre affermando che so mi tocca quanto meno l’onere della prova, che nessuna religione ha mai saputo fornire. A non credere, o a dubitare, o a non curarsene, non si fa male a nessuno. Ho dubbi sul contrario.

 

Se c’è un Dio, l’ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione (Edmond e Jules de Goncourt, «Diario», 1868).

Postato da: Gretsch a 21:09 | link | commenti (20)
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