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sabato, 07 novembre 2009
Sotto terra

Sotto terra

 

 

“Mi chiamavo Enrique Gutierrez. Lo so, a voi il mio nome non dice nulla. Ero muratore, avevo una moglie e una figlia di sette anni, e vivevo con loro e coi miei genitori, tirando avanti come potevo. Quando la guerra civile iniziò, aiutai gli oppositori; qualcuno lo nascosi in casa per qualche ora o qualche giorno; loro mi chiesero di seguirli e di combattere, ma io non potevo lasciare il mio lavoro; chi avrebbe sfamato la mia famiglia? E poi non ero sicuro, avevo paura. Un giorno commisi l’imprudenza di nascondere un ragazzo nel cantiere. Si era presentato lì anziché a casa mia. Disse che lo cercavano. Cosa potevo fare? Doveva essere una questione di poche ore, ma il capocantiere se ne accorse, e quella stessa notte mi denunciò. Prima dell’alba mi vennero a prendere. Dissero che non c’era nemmeno bisogno che salutassi mia moglie e mia figlia: dopo un semplice interrogatorio, nel pomeriggio me ne sarei tornato al cantiere a lavorare.  Invece mi portarono subito a fare “la passeggiata”.

Nei mesi e negli anni successivi, mezzo mondo si sarebbe interessato, per motivi diversi, alla Spagna: tedeschi e italiani inviarono armi e munizioni per aiutare i nazionalisti; russi, messicani, francesi, canadesi, polacchi sostennero invece gli oppositori. Dopo quattro anni e quasi un milione di morti, i franchisti vinsero, e iniziò la dittatura. Di quegli anni sanguinosi chi non è spagnolo ricorda assai poco: Hemingway, che ne fu cronista e che poi li descrisse in “Per chi suona la campana”; Picasso, che raffigurò l’infamia e l’orrore di Guernica; e il giovane poeta Federico Garcìa Lorca, che venne fucilato il 19 agosto del 1936, e sepolto in una fossa comune.

“Come dimenticare Federico? Era poco distante da me quando la scarica ci fulminò. Ma, curiosamente, quando ci buttarono tutti nella stessa fossa, rotolai proprio vicino a lui, e vicino a lui rimasi sempre, io che non lo conoscevo che di nome, e non avevo mai letto una sua poesia”.

Un onore, essere sepolto insieme ad un grande poeta come Lorca. Un privilegio, senza dubbio, anche se tardivo. Dopo 73 anni, infatti, le agenzie di stampa riferiscono che “una squadra di esperti ha iniziato i lavori di scavo per ritrovare i resti del poeta spagnolo Federico Garcìa Lorca, ucciso presso Grenada all’inizio della guerra civile spagnola”. Accanto a quei resti ci sono quelli di Enrique, che non aveva mai scritto neanche una piccola poesia, ma aveva combattuto per la stessa causa, e all’alba di un giorno ormai lontano era stato portato come gli altri – la “passeggiata”, la chiamavano - lungo la strada vicino alla fuente grande, e con gli altri fucilato. Eppure non tutti hanno avuto la sua fortuna, quella di essere stati ammazzati a fianco di un uomo famoso; perché questi scavi non sono stati decisi per ritrovare il piccolo Enrique Gutierrez, ma il grande Garcìa Lorca, sebbene per entrambi fosse suonata la stessa campana.

“Stanno cominciando a scavare, li sento. Cercano Federico, e certo lo ritroveranno. E troveranno me accanto a lui. Ma io non voglio, non voglio sciogliermi da  quest’abbraccio. Perché lo so, lui avrà una bella tomba, corone, discorsi, e gente verrà da tutto il mondo e si commuoverà e lascerà fiori e bigliettini con poesie e frasi d’affetto e di ammirazione. Sì, anch’io avrò una tomba tutta mia. Ma chi ci verrà? I miei cari sono morti tutti, e nessuno ricorda un mio scritto, o un mio gesto. Nessuno ricorda il mio nome. Le case che ho aiutato a costruire, mattone su mattone, sono state distrutte dai bombardamenti. Anche la mia. No, lasciateci qui. Questa fossa ci ha tenuti uniti fino ad oggi. Qui siamo tutti uguali, fuori non lo saremo più. Questa fossa è un orrore, e perciò anche un simbolo, un monito. Ma per me è molto meno, e molto di più: è la mia casa, ormai”.

 

(Enrique Gutierrez lo abbiamo solo immaginato. Eppure è esistito, ed è là sottoterra. Dategli, se volete, un altro nome e un’altra storia)

 

 

 

 

Postato da: Gretsch a 19:26 | link | commenti (2)
garcia lorca