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E basta con ‘sti gay…
Quel che trovo quasi insopportabile dell’omosessualità è che se ne parli ancora. Gli omosessuali ci sono sempre stati, e tutto fa credere che sempre ci saranno. Non è una malattia, non è una deviazione, è semplicemente una questione statistica, come i rossi di capelli. Che male fanno? Nessuno. Forse Madre Natura non vuole questi comportamenti? Ma allora, se sono contro Natura, cioè contro se stessa, perché li ha fatti tali? E se non crediamo in Madre Natura, allora il Dio dei cristiani avrebbe fatto gli omosessuali perché venissero insultati, perseguitati e perfino uccisi? Possibile, se da sempre muoiono innocenti, tra cui tanti bambini. Del resto, a sentire San Paolo i gay vanno tutti all’inferno: “Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (I Corinzi, 6.9. 10). Basterebbe riderci su, eppure c’è chi ci crede ancora.
Insomma, che gliene importa agli eterosessuali dei gay? Hanno forse paura che il loro comportamento sia contagioso? Homer Simpson, in un bellissimo episodio di qualche anno fa, cerca di preservare il figlio Bart dall’influenza di un gay che lui, Homer, ha appena conosciuto, che ha trovato molto simpatico e che ha invitato spesso a casa. Il suo giudizio era cambiato quando era venuto a sapere che il tizio era gay. L’omosessualità diventa un problema (per chi la vive) solo quando viene ostacolata, punita, descritta come peccaminosa o deviante. In un mondo di gay un eterosessuale sarebbe un mostro, una percentuale dell’uno per cento una devianza, il cinquanta per cento la normalità. Verrà un tempo in cui risentire le stupidaggini che ora vengono dette in tono serio su questo argomento ci farà vergognare, o più probabilmente sorridere. Un secolo fa le suffragette erano derise, osteggiate, arrestate e da molti considerate anormali: ora sarebbero considerate pazze quelle (o quelli) che scendessero in strada per chiedere che venga negato il voto alle donne. Ricordo ai più giovani che in Italia le donne hanno diritto al voto solo dal 1945, il che vuol dire che un anziano che oggi gioca a carte al bar ricorda bene che quand’era ragazzo le donne non votavano. E perché non votavano? Ma perché erano donne, diamine. Nel 1969 le mie compagne di classe (terza media) chiesero alla preside il permesso di portare i pantaloni almeno durante la gita scolastica. Nel 2009, ben 40 anni dopo, una giornalista sudanese viene arrestata perché porta i pantaloni. La strada è ancora lunga.
Invocare la giustezza o l’immoralità di un comportamento solo perché lo dice un libro, sacro o profano, è uno degli obbrobri che l’uomo è riuscito a perpetrare impunemente per millenni. I gay sono dappertutto, a sinistra come a destra, nella Lega e nella Chiesa (secondo Vittorio Sgarbi, sentito proprio ieri alla radio, nella Chiesa sono “moltissimi”). Insomma, sono fra noi, ma non come gli invasori alieni degli anni ’30-60 (a proposito, che fine hanno fatto i dischi volanti? E le streghe, le han bruciate tutte, che non se ne parla più?) bensì come persone, né migliori né peggiori, o meglio, migliori o peggiori a seconda dei casi, come chiunque. C’è chi, come la Chiesa, distingue tra peccato e peccatore, e sostiene che l’origine dell’omosessualità è “oggettivamente disordinata” e che il gay dev’essere trattato “con rispetto, compassione, delicatezza”, perché è un malato, uno che va ricondotto allo stato originario. Infatti, prosegue il Catechismo, “le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”. Notare l’”amicizia disinteressata”. In ogni caso, sentenzia la Chiesa, l’atto sessuale è da evitare assolutamente. Be’, piuttosto che andare da un prete per non esser più gay, sarebbe molto meglio andare con un prete gay; senza però venire oppressi dal senso di colpa. Beninteso, non è solo la religione a considerare gli omosessuali dei malati, dei deviati, delle incongruenze viventi, ma tutti coloro, religiosi e non, che pretendono di incarnare il monopolio genetico della normalità. Una derisione che si esprime in battute, allusioni, risate più o meno sgangherate. Invece la Chiesa lo mette per iscritto, il che rende ufficiale, quindi contestabile, la sua posizione.
Ci sono gay benvoluti da tutti, che un po’ per carattere, un po’ per una propensione più o meno inconsapevole a farsi perdonare la propria diversità, fanno mostra di un’indole piacevole, esuberante ma rispettosa, come quello di Homer. Eppure… eppure, anche a chi si ritiene in buona fede scappa detto: è un ******, però è simpaticissimo, una gran brava persona. Capito? Voglio dire che nella frase non c’era solo un però di troppo: di troppo c’era anche il sottolineare che il tale (più spesso si tratta di un uomo) sia gay (in realtà una parola meno elegante). Sarebbe come dire “ha la pancia, ma è a posto” oppure “ha i capelli biondi, però è in gamba”. Che cosa c’entra? Gay è solo uno tra i mille attributi di una persona, come “riflessivo”, “influenzabile”, “mancino”, o anche “automobilista”, “elettore”, “postino”. Eppure diventa il tratto principale, e se questo oggigiorno è ancora comprensibile è però condannabile.
Cari gay, io non ho il vostro “orientamento”, e la cosa non mi fa piacere né dispiacere. A volte vorrei essere frocio (busone, finocchio, checca… mai un nome che non suoni offensivo) anche solo per qualche giorno, per dispetto, per provocazione… ma non mi viene. Vorrei dirvi vivete sereni, amatevi l’un l’altro, e fregatevene del giudizio della gente; ma so che purtroppo le cose non sono così facili.
Chi pensa che Cristo, se interrogato a proposito, giudicherebbe gli omosessuali come dei deviati da guarire? Direbbe “O uomini e donne, amatevi, ma voi omosessuali non toccatevi neppure, anzi, venite a me che vi riconduco all’ovile”? Io credo di no; ma cosa ci si può aspettare da un ateo? (Ateo: altra parola contaminata dalla negatività: ne parleremo.)