Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

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giovedì, 26 marzo 2009

Uomini e fiori

 

Si sente dire spesso che il mondo che ci circonda è meraviglioso. E quanta ammirazione suscita il corpo umano, con la sua sorprendente anatomia e fisiologia, che ancora non conosciamo a fondo. Ma proviamo a domandarci: tutto ciò è stupefacente e meraviglioso rispetto a cosa? Anche una bicicletta è stupefacente e meravigliosa per un primitivo che non ne ha mai vista una, mentre noi non ci facciamo impressionare da un computer o da una navicella spaziale.

Quando ci dicono, fin da piccoli, che il corpo umano è una macchina perfetta, siamo portati a crederlo, perché ammiriamo la complessità del suo funzionamento, perché ogni organo ha la sua precisa funzione, eccetera. Quando cresciamo, questo concetto solitamente si rafforza perché aumentano le nostre conoscenze proprio sul grado di complessità della macchina umana, e naturalmente anche delle altre creature viventi, non esclusa la complessità dei loro scambi. La complessità, dunque: è questa che trae in inganno. Dicono che l’uomo con tutta la sua tecnologia non saprebbe riprodurre un fiore; può inventarne di meravigliosi usando carta, disegni animati e non, computergrafica, qualsiasi altro materiale. Ma non può crearli, dicono. Invece è facile, lo fanno i floricoltori tutti i giorni, e anzi ne inventano di nuovi; ed è ancora più facile e più piacevole creare un essere umano: basta accoppiarsi. Questo però ci porta fuori strada rispetto all’idea di perfezione: il fiore, l’uomo, sono considerati meravigliosi e complessi e dunque perfetti così come sono: inarrivabili, insuperabili, segni di compiutezza, come del resto ogni altro essere vivente (e non) creato da Dio, di cui il culmine sarebbe proprio l’uomo per la sua intelligenza, per il suo famoso libero arbitrio, e, secondo alcuni, per il fatto di possedere un’anima immortale. Ma il corpo umano è una macchina tutt’altro che perfetta: molte sono le malformazioni congenite, ed anche un corpo sano si ammala; la vista, per esempio, non è sempre buona, ed ogni sorta di tare ereditarie e di malesseri anche gravi ci affliggono quotidianamente. Il nostro giudizio, inoltre, è spesso falsato o incerto. Fiori e uomini, poi, vivono in un mondo tutt’altro che perfetto: terremoti, alluvioni, epidemie, incidenti di ogni genere possono uccidere o mutilare chiunque, a caso. Un fiore, come il corpo umano, è una tappa dell’evoluzione. Possiamo considerarla un punto d’arrivo, la perfezione insuperabile (ma basterebbe attendere qualche milione d’anni per vedere fiori diversi, ancor più stupefacenti, o non vederne affatto). Oppure considerare che esista un fiore perfetto che non è quello che abbiamo davanti: un fiore semplicemente non migliorabile. Lo possiamo immaginare, come possiamo immaginare che esistano mondi meravigliosi o terribili, o che esista un Dio. Il fatto che possiamo immaginare qualcosa non prova che esista, al massimo che potrebbe esistere. Di fatto, i fiori sono tanti e diversi, come le specie viventi, ognuna delle quali ha trovato il suo posto, che può anche perdere, perché ogni specie muta o soccombe col trascorrere del tempo, un tempo che si esprime appunto in milioni d’anni o miliardi di anni, entità che non riusciamo neanche a concepire. Quanto all’idea di perfezione, è vaga: ognuno ne ha una propria. Ma poi, se guardi un’orchidea ti chiedi forse come migliorarla? Un pensiero da Nero Wolfe, forse, ma anche un fanatico di incroci non disconoscerebbe la bellezza sublime di ogni esemplare, la sua - di nuovo - perfezione.  Che perfezione non è, ma appunto bellezza, armonia, fascino (e nemmeno a parere di tutti). Perciò, se abbandoniamo il criterio estetico, la perfezione diventa l’assenza di ciò che compromette integrità e funzioni: in parole povere, il corpo umano sarebbe perfetto se non s’ammalasse e (a questo punto) se non morisse.

Un argomento simile è quello della perfezione del moto dei pianeti: ognuno in meraviglioso equilibrio, ognuno che segue la sua orbita rispetto al sole. Si tratta di un’impressione ingannevole, naturalmente: si ignorano tutti quei pianeti che erano troppo vicini o troppo lontani o di massa inadatta a gravitare intorno alla nostra stella, e che non vediamo perché sono stati eliminati. Anche qui, quel che ammiriamo è il prodotto di una selezione, non un miracolo subitaneo. Ci sono miliardi di stelle senza pianeti, e miliardi di pianeti senza vita. E chissà quanti bei fiori c’erano un milione d’anni fa e non ci sono più: non erano perfetti, forse? Certo che no, se perfezione significa sopravvivenza. Quindi non è vero che ogni essere vivente ha il suo posto in un universo programmato per essere così com’è, perché migliaia sono le specie che non esistono più e ogni giorno, come ben sappiamo, qualcuna scompare per sempre. Queste false impressioni nascono spesso dalla convinzione che l’uomo sia il centro dell’universo, e che tutto sia stato concepito per essere al suo servizio, o quanto meno su misura per lui – che si limita ad osservare il presente, di cui a malapena conosce il funzionamento, e ignora sia il lontano passato che il futuro, immediato o remoto - mentre l’uomo stesso non è che il frutto di un’evoluzione che tende a perpetuarsi (la volontà di Schopenhauer, l’istinto di riproduzione dei biologi, la fregola degli animali, uomo incluso). Ci pare che il cielo sia stato fatto di un bell’azzurro riposante per compiacere i nostri occhi; per contestarlo mi viene spontaneo tornare al celebre argomento degli occhiali di Voltaire: se il naso è stato creato per reggere gli occhiali, allora anche l’azzurro del cielo è stato creato per riposare il nostro sguardo, l’acqua per bere e lavarsi, e i polli per essere fatti arrosto. Questo confondere la causa con gli effetti è fonte di grandi fraintendimenti, spesso utilizzati dalle religioni (nella Bibbia si arriva dapprima ad affermare che gli animali sono fatti per servire l’uomo, e poi che la donna è anch’essa fatta per servire l’uomo).

Si può credere che il nostro destino sia il paradiso o l’inferno, ma si può anche affermare che l’uomo sarà senz’altro un paradiso per vermi e batteri, e che quello è il suo destino certo, a quanto finora si è visto. La cremazione è un’alternativa che dà poca soddisfazione, sia a noi, sia a chi ci sopravvive per un po’, sia, soprattutto, a vermi e batteri; i quali, se hanno un Dio, si sentiranno dire che tutti gli altri esseri devono essere a loro sottomessi. Il che non è poi così lontano dal vero.

 

Postato da: Gretsch a 14:49 | link | commenti
religione, miscellanea

giovedì, 05 marzo 2009

I CONTI DELLA SERVA

 

 

“Il nucleare è la forma più pulita di energia disponibile”. Lo ha detto, lapidario come solo lui e il Duce, il Presidente del Consiglio.

Non sono esperto dell’argomento, ma Berlusconi lo è ancor meno, e allora da queste pagine lo invito ad un pubblico dibattito col sottoscritto, dopo il quale i lettori di Piazza Verdi diranno chi li ha convinti. Informazioni e prove d’ogni genere contro le centrali nucleari ce ne sono a volontà, ma qui mi limiterò a trattare la questione secondo un punto di vista terra terra, diciamo quello del contadino, più che del cittadino. Sentir dire che una centrale nucleare è la forma più pulita di energia, considerando che impiega materiali altissimamente pericolosi e sommamente tossici, farebbe venire da ridere, se non ci fosse da preoccuparsi. Basta chiederlo ad un bambino: più pulito del nucleare c’è per esempio il sole, c’è per esempio il vento, che non sono tossici e sono pure gratis. C’è l’energia geotermica, c’è quella idroelettrica. Ci sono le biomasse, il fotovoltaico. Il nostro contadino direbbe che una volta si metteva un contenitore di metallo all’interno del letamaio: la fermentazione produce calore, che scalda l’acqua, sufficiente per lavare tutta la famiglia. Gratis. In più, il letame faceva parte di un ciclo continuo, sano, non inquinante, anzi, fertilizzante. Sempre il nostro contadino potrebbe suggerire un riscaldamento a legna, che contrariamente al carbone non inquina, ed in più contribuisce a mantenere sani i nostri boschi, utilizzando per la combustione solo quella legna che proviene dal governo di essi. Pochi sanno che il nostro patrimonio boschivo aumenta di 30 milioni di metri cubi l’anno, ed è in espansione da circa 150 anni. Inoltre le piante da bosco possono essere piantate e coltivate, come qualsiasi pianta: avete mai avuto il timore che scarseggiasse l’insalata?

Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, non vuole il nucleare. E non è la sola. L’accusa d’essere retrograda viene da Enzo Ghigo, Pdl, che almeno rispetto a Berlusconi la racconta più giusta: “L’energia nucleare è la fonte non solo più economica, ma anche più pulita, rispetto all’inquinamento prodotto dai combustibili fossili” (corsivo mio). Ah, ecco. Mangiare sapone è forse meglio che mangiare cacca; ma non si potrebbe avere un piatto di spaghetti? Comunque la Bresso ci dà l’occasione per notare un atteggiamento: la stragrande maggioranza di chi è favorevole alle centrali non ne vuole però una vicino a casa; e perché mai, se sono così sicure? Il fatto è che, come dice Jeremy Rifkin, “si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl”. E già che ci siamo, citiamo ancora Rifkin. Ecco alcuni dei suoi punti chiave:

  1. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. . Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale.
  2. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo.
  3. L'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. I prezzi, quindi, andranno presto su.
  4. Non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata..
  5. Ad una domanda sull’autosufficienza Rifkin risponde: "Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".

Cosa aggiungere? Che ci sono comuni già autosufficienti dal punto di vista energetico; che risparmiando in mille modi (lampade a basso consumo, lampade spente quando non fanno luce a nessuno, impiego di materiali edili idonei, reimpiego dei rifiuti, drastica riduzione della produzione di oggetti inutili) cala il bisogno di energia; che se c’è un nucleare di ultima generazione c’è anche un eolico e un solare di ultima generazione; che Obama sta mettendo da subito in pratica questi progetti, e difatti Berlusconi non lo cita mai. A sentire la tv, pare che gli italiani riprendano in considerazione il nucleare: state in guardia! Informatevi per conto vostro, notizie in rete ce ne sono tantissime.

E poi, vi dirò: diffido di tutto quello che viene tolto con tanta fatica da sotto terra e che sotto terra non fa più ritorno, se non per nasconderne la pericolosità (quindi escludiamo le patate e i tartufi): ad esempio l’amianto, l’oro o il carbone, materiali per cui gli addetti all’estrazione fanno una vita grama, si ammalano, muoiono, e sono trattati spesso come schiavi (Leopardi diceva una cosa simile nello Zibaldone). Il carbone rimane nell’aria e nei polmoni, le scorie nucleari sono un problema per gli Usa, figuriamoci, come ha detto anche Crozza, per Napoli. Sole, vento e acqua saranno ben cose diverse, no? Se un piccolo villaggio può essere autosufficiente, come è stato per millenni, con mulini a vento o ad acqua, segherie pure ad acqua, riciclo di materiali di consumo, anche il villaggio globale può esserlo. La tecnologia c’è, e se non c’è che si sviluppi in quel senso: senza fare andare avanti e indietro camion e altri macchinari per vent’anni per costruire milioni di metri cubi di cemento per una sola centrale, che nessuno vuole vicino e che fornisce energia in quantità ridotta e a rischio (terrorismo incluso). Chiedete alla serva: anche se fa la cresta sulla spesa, vi dirà che i conti non tornano.

Postato da: Gretsch a 10:44 | link | commenti
miscellanea, quotidianitÃ