Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

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lunedì, 09 giugno 2008

Gentile don Ettore,

devo dire che la sua lettera mi lascia perplesso. Se le è capitato di leggere di tanto in tanto la mia rubrichetta nel corso di questi anni, si sarà reso facilmente conto che per tono e argomentazioni il suo commento non può certo essere rivolto a me. Interpreto semmai il suo intervento come una generica perorazione della causa cattolica ad uso catechistico, alla quale non so bene come replicare. Le cose da dire sono talmente tante e così complesse che sono tentato di tacere, ma un po’ per non far credere che mi manchino gli argomenti, un po’ per non dare adito a dubbi, decido che sia meglio scrivere due righe, cercando di adeguarmi, anche se temo non mi riuscirà, all’impostazione del suo scritto. Innanzitutto, chiarisco a chi legge che non ho nulla contro la sua persona: in trent’anni mai il più piccolo screzio, e quanto al mio lavoro di fotografo non ho nulla da ridire: lei è stato più che corretto, per non dire tollerante, con me e con i miei soci.

Sebbene, come lei ben sa, la maggior parte degli uomini viva la propria giornata senza che il pensiero di Dio faccia capolino nelle sue faccende quotidiane, l’origine della nostra specie, l’esistenza di un dopo ultraterreno, lo scopo della vita stessa hanno da sempre interessato, affascinato, tormentato certuni; io fra quelli. Col tempo, a tutte queste domande ho trovato risposte più o meno definitive. Sono nato in una famiglia cattolica, ho avuto a che fare col cattolicesimo sempre, quindi non mi ritengo uno sprovveduto a riguardo. Si può dire che se ho rifiutato le risposte che la Chiesa dà a queste domande, l’ho fatto con cognizione di causa, e non in modo aprioristico, o per sentito dire. Come i miti, le religioni non possono dirsi né razionali né logiche, e io credo che chi le abbraccia dovrebbe farlo per motivi diversi da quelli, pena lo smarrimento e il disinganno. Così, quando lei afferma che Dio è “l’unica spiegazione razionale della realtà” mi tocca risponderle che semmai è il contrario. Concordo in proposito con Paul Thiry d’Holbach: “La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In altri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa che non capite affatto”. Molto di ciò che era misterioso o terrificante un tempo, per esempio un’eclissi, non lo è più ora, tant’è che la Chiesa stessa ha dovuto modificare certe affermazioni proprio col progredire della conoscenza scientifica. Vero, Galileo non è stato torturato fisicamente – ma minacciato di tortura sì -  come invece è toccato ad altri: ma le sue idee, ora universalmente accettate, sono state allora violentemente avversate dal Vaticano. Come dice Morandotti, le assurdità di ieri sono le verità di oggi e saranno le banalità di domani. Non dovrebbe essere compito di una religione forzare una spiegazione mitica facendola passare per verità storica o preistorica (l’origine dell’uomo dal fango, l’età dell’universo di appena qualche centinaio d’anni), col rischio di esporsi prima o poi all’imbarazzo. Lei, dal discorso del seme e delle braccia e delle gambe, deriva che tutto è finalizzato: è un’affermazione lecita, ma non certo conseguente; mi manca lo spazio per spiegarne i motivi, del resto ovvi a molti; mi limito a riportare l’ironica osservazione di Voltaire, secondo cui lo scopo evidente del naso è quello di appoggiarvi gli occhiali. (Lei però, assai curiosamente, identifica Chiesa e verità scientifica. Impossibile, mi dico, sarà un refuso). Non voglio scendere sul terreno della violenza della Chiesa, anche perché libri e programmi di divulgazione di ogni provenienza hanno raccontato a tutti cosa è successo prima, durante e dopo l’Inquisizione, e anche questo, come il pensiero di Galileo, è ormai dato per scontato da chiunque. Le streghe venivano bruciate davvero, e del resto la Bibbia è strapiena di omicidi commessi o istigati da Dio. Chiesa e potere sono stati – e in grande misura sono ancora – tutt’uno. Come accade ora in molti Paesi islamici. Certo, le crociate, l’arrostimento di Giordano Bruno, l’occupazione religiosa nel centroamerica a suon di sciabolate, le conversioni forzate, tutto questo appartiene al passato, ma non mi può certo parlare di Chiesa sempre perseguitata, suvvia… Non si riuscirà a fare di Stalin un brav’uomo semplicemente negando lo sterminio di massa da lui operato; è più saggio ammettere l’Olocausto che negarlo, e del resto il Papa ha da poco chiesto scusa all’America per i preti pedofili. Addirittura il cardinale Martini proprio oggi dice: "Tutti questi peccati, nessuno escluso, sono stati commessi nella storia del mondo, ma non solo. Sono stati commessi anche nella storia della Chiesa. Da laici, ma anche da preti, da suore, da religiosi, da cardinali, da vescovi e anche da papi. Tutti". E aggiunge: “Come il vizio della vanagloria, del vantarsi. Ci piace più l'applauso del fischio, l'accoglienza della resistenza. E potrei aggiungere che grande è la vanità nella Chiesa. Grande!”. Vede? Martini apprezza i miei fischi…

Io però nel mio articolo parlavo del passato, intendendo che l’Islam è attualmente, per così dire, in una fase di intransigenza che la Chiesa cattolica ha superato, tant’è che posso liberamente scrivere le mie opinioni a riguardo senza incorrere in scomuniche o persecuzioni, cosa impossibile in molti paesi musulmani oggi, ma anche in questo Paese non molti anni fa. Lei afferma che l’indifferenza religiosa non ha prodotto nulla di buono; vorrei sapere a cosa si riferisce: si può essere umili, gentili, caritatevoli, propositivi senza credere in un Dio, come si può essere l’opposto credendo, o peggio proprio in nome di un Dio, non è forse vero? Gli atei e gli agnostici, lo ha detto anche monsignor Tonini, sono persone generalmente rispettose e tolleranti, anche perché non hanno un dogma da difendere o imporre. Non penso che lei, che ha tanta esperienza di uomini, possa affermare che chi vive al di fuori della Chiesa sia sterile e rancoroso e chi si dice cristiano sia l’opposto. Io comunque non mi ritengo tale, e non sono un’eccezione. Credo invece che in questo mondo, se c’è una missione che tutti dobbiamo compiere, sia di soccorrere gli altri. Questo, e solo questo, dovrebbero insegnare tutte le religioni, e non imporre assurde cosmogonie ai credenti. Favole, insomma. Perché non è vero, come lei sostiene, che gli adulti sanno sempre distinguere le favole dalla realtà: un uomo che nasce da madre vergine, cammina sulle acque, tramuta l’acqua in vino ed opera guarigioni miracolose, viene torturato e ucciso ma poi risorge e vive in eterno, be’, è un po’ dura da interpretare come realtà… Paragoni Gesù a Babbo Natale e mi dica quale dei due è più inverosimile. La realtà, invece, molto più prosaicamente, è che agli umani piace credere alle favole, e che quando una credenza viene inculcata fin da piccoli diventa vera anche contro ogni evidenza. Quindi, credere che esistano tali meraviglie non è questione di razionalità o di intelligenza, semmai proprio il contrario. Anche chi crede nella capacità di Dio di curare, di salvare, va prima dal medico, poi se il caso in ospedale, e infine si sottopone a tutte le cure possibili, anche le più dolorose: se fosse così certo che, come dice il Vangelo, basti pregare per essere esauditi, si risparmierebbe l’incomodo. L’inesistenza di Dio, quanto meno del Dio descritto nella Bibbia, è molto, molto più facile da spiegare rispetto alla sua esistenza: basta prendere atto di questa semplice constatazione per sentirsi subito più leggeri. Con questo io non insulto chi crede, e mi aspetto che chi crede non mi accusi di eresia o di mancanza di rispetto per il solo fatto che nego quel che mi propone, visto che abbiamo entrambi un cervello e un cuore, e che la mia opinione non vale certo meno della sua. E il fatto che tale Dio non esista non implica che diventiamo tutti di colpo cinici ed egoisti, anzi: come disse qualche saggio, più mi umilio davanti a Dio, più trasferisco in lui le mie risorse e le mie capacità di aiutarmi, di aiutare, di creare, di capire, di sopportare, più ho bisogno di lui perché mi ridia quelle qualità che avevo ma da cui ho scelto di separarmi: più innalziamo Dio, più abbassiamo l’uomo.

Insomma, il messaggio evangelico, quando è di amore e tolleranza (e non sempre lo è), mi va benissimo: apprezzo molto la Chiesa quando si dà da fare per gli altri, e l’apprezzerei ancor di più se, come dice lei, si rallegrasse anche solo di un pezzo di pane quotidiano, e non accumulasse tesori ed ostentasse sfarzo. Respingo quasi tutto il resto, che d’altronde poco ha a che vedere col pensiero evangelico.

Infine, la questione della documentazione: le fonti storiche sull’esistenza di Gesù sono pochissime, per non dire quasi nulle, checché ne dica lei. Che se ne sia parlato molto è un’altra questione: ma stando al suo metodo Cristo, essendo citato più di Budda o di Maometto, vincerebbe la gara dell’autenticità. Solo che non basta essere citato per esistere. Di nuovo, le prove dell’aderenza all’uomo Gesù delle parole attribuitegli, o addirittura della sua esistenza, sono a mio avviso di poco o punto interesse: quel che uno può o meno seguire è il messaggio evangelico, che secondo me acquista valore se togliamo consistenza storica all’uomo Gesù, quello che fa i miracoli, muore e poi risorge. Ma comprendo che il popolino ha bisogno anche di effetti speciali.

Gentile don Ettore, il senso del mio articolo “La curva” stava in poco posto: le guerre di religione sono assurde come le legnate tra tifosi; se proprio dovete darvele, bastonatevi pure, ma risparmiate noi che non c’entriamo. Il senso di quanto sopra sta anch’esso in poco posto: se lei vuol difendere le ragioni del suo credo, lasci stare la razionalità: è un’arma che, usata per tale scopo, le si rivolgerà sempre contro. La metta piuttosto come “una questione di fede”: non è una spiegazione perfetta, ma senz’altro più onesta.

Ciò detto, sono dispostissimo a trattare l’argomento in termini meno generici, in qualunque altra sede.

Cordialità.

 

Maurizio Goldoni

 

Postato da: Gretsch a 23:06 | link | commenti
polemiche, religione, catechismo, il paesello

sabato, 07 giugno 2008

A commento del mio  "La curva", ecco un lettera del parroco di Finale Emilia alla redazione di Piazza Verdi, pubblicata nel numero di maggio 2008


Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli – Finale Emilia

 

Carissimo Maurizio Goldoni, innanzitutto ti auguro “buona digestione”. Affermi che le realtà religiose sono del tutto private, poi ne scrivi pubblicamente. Mi permetto dunque di inviarti alcune elementari considerazioni, suggeritemi dal tuo ultimo intervento su “Piazza Verdi”.

Favola: che per i bambini tutto sia una favola, è vero, ma gli adulti sanno distinguere le varie realtà: sanno che Pinocchio, un pezzo di legno che diventa bambino, è una favola, mentre la guerra mondiale è una tragica realtà storica; sanno che Dante Alighieri è un personaggio reale, mentre il suo viaggio descritto nella Divina Commedia è di natura poetica; sanno che il “tifo” sportivo non riguarda la razionalità ma la parte emozionale dell’uomo; sanno che la fiamma olimpica è un simbolo, mentre le gare sono fatti reali e sportivi. Tutto il mondo accetta l’era cristiana perché Gesù è il personaggio più documentato della storia (4.000 codici, 20.000 citazioni in vari autori, l’impero di Roma, gli Ebrei, le persecuzioni contro i cristiani, l’archeologia, ecc. ecc.). Dio non è una favola, è l’unica spiegazione razionale della realtà, come la vita (che esclude il caso, perché tutto è finalizzato: si parte da un seme, con una preparazione di anni, cresce sapendo che domani avrà bisogno di braccia, di gambe, di polmoni, ecc. ecc. e resti vivo perché la pasta che mangi si trasformi in carne e ossa ecc. ecc.)

Chiesa maschilista? La Chiesa è composta da Cristo, dalla gerarchia, dai laici, uomini e donne. La gerarchia è maschile perché è “vicaria” di Cristo, evidentemente uomo. Fin dall’inizio ha sempre venerate le sante, le martiri e nel sacramento del matrimonio l’uomo e la donna hanno la stessa dignità. La Chiesa cioè non ha mai accettato la mentalità maschilista del mondo pagano, degli ebrei, dei mussulmani, delle antiche olimpiadi, della moderna massoneria, ecc, ecc.

Chiesa autoritaria? La verità scientifica è autoritaria? Gesù saggiamente dice che la verità vi farà liberi, non schiavi. E’ la menzogna che degrada l’uomo.

Chiesa violenta? Io conosco la Chiesa che da 2000 anni subisce persecuzioni, senza mai vendicarsi, mentre è a tutti nota la violenza di tante ideologie e di tanti stati, anche moderni. Spero che tu non sia tra quelli che credono ancora che un Galileo sia stato torturato. Quante favole, quante bufale sulla storia della Chiesa!

Rifiutando la Chiesa, dovrei rifiutare l’era cristiana, il calendario cristiano, San Francesco, Madre Teresa di Calcutta, le innumerevoli iniziative dell’amore cristiano, i più grandi geni e i più grandi santi dell’umanità.

Chi rifiuta Dio cosa mi offre? L’indifferenza religiosa cosa ha prodotto nei vari campi della vita umana? Non vorrei che producesse solamente cattiva digestione. La gioia e la speranza cristiane sanno rallegrarsi, oltre che del sole e della pioggia, anche soltanto di un pezzo di pane quotidiano. Ti saluto molto cordialmente.

 

D. Ettore Rovatti

Postato da: Gretsch a 01:42 | link | commenti (9)
polemiche, religione, catechismo, il paesello