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La curva
Magdi Allam, ex articolista di La Repubblica e ora vicedirettore del Corriere, spesso presente a dibattiti radiotelevisivi perché conoscitore del mondo arabo e di quello cristiano, nonché in grado di parlare un italiano perfetto, si è convertito al Cristianesimo. La notizia è stata riportata con grande risalto non tanto per la notorietà del personaggio, che non è comunque trascurabile, quanto per quella di chi l’ha accolto tra le braccia della Chiesa, cioè il Santo Padre in persona. Scrivo questo articolo senza poter usufruire del collegamento a internet, di cui sono privo da giorni, e senza aver visto alcun telegiornale, che del resto non guardo quasi più; quanto ai giornali, ascolto la rassegna stampa di Radio 24 di prima mattina, e mi avanza. Proprio attraverso La Zanzara, il lungo programma di attualità di Radio 24 con telefonate in diretta che ascolto ogni giorno, ho saputo della faccenda, e delle relative polemiche. Molti ascoltatori, la maggior parte cattolici, hanno telefonato per esprimere il loro garbato dissenso riguardo la manifestazione così plateale di un atto che dovrebbe essere privato. Che Magdi Allam abbia cercato di amplificare al massimo il suo gesto ha un’importanza relativa: quel che conta è che la sua richiesta sia stata accolta, e che lo stesso Benedetto XVI abbia officiato il rito. Quindi alla Chiesa l’occasione deve essere sembrata interessante. C’è chi dice che lo ha fatto per incoraggiare i tanti musulmani che non osano convertirsi per paura delle reazioni dell’Islam a “uscire dalle catacombe” (parole di Allam). Fatto sta che le polemiche sono scoppiate quasi subito. Portavoce dei critici, o per meglio dire la più riportata nelle agenzie, è diventata Afef Jnifen, islamica che si dischiara non praticante, più famosa perché consorte di Tronchetti Provera, la quale ha accusato Allam di fomentare l’odio interreligioso. In effetti il giornalista, intervistato subito dopo il gesto, non ci era andato giù leggero: aveva sostenuto che il tanto citato Islam moderato in realtà non esiste, che chi vuol farsi musulmano viene accolto a braccia aperte, mentre chi vuole allontanarsi da Maometto viene trattato da apostata e perseguitato anche dai confratelli (di qui il riferimento alle catacombe, rifugio dei cristiani perseguitati). Alle parole di Afef, Magdi Allam risponde confermando la sua scelta e aggiungendo che se lui pensasse che l’Islam è una religione tollerante ed amorevole non si sarebbe mai convertito. Tali frasi, pronunciate da un giornalista non certo noto per i toni accesi – e che però è da tempo sotto scorta - fanno per forza una certa impressione. Insomma, che pensare? E’ vero che l’Islam è una religione maschilista e autoritaria, che si proclama l’unica vera, e incoraggia la distruzione delle religioni nemiche, perseguitando e magari trucidando chi non vuole convertirsi? E’ vero che invece la Chiesa è indulgente e tollerante, e non perseguita chi la lascia per aderire all’Islam? O è vero anche che in tempi non remoti la Chiesa, maschilista e autoritaria, ha proclamato la propria religione come l’unica vera e propugnato la distruzione delle religioni nemiche, perseguitando e magari trucidando chi non voleva convertirsi? Di fronte a questi dilemmi, a questi quesiti grandi e gravi, ci si può smarrire; ma si può ritrovar sé stessi, insieme a una buona dose di serenità, riflettendo sul fatto che tutto viene da una favola che ci viene raccontata da piccoli, e alla quale naturalmente crediamo, anche se poi, da adulti, mentre insegniamo ai nostri figli ormai cresciuti che non è più tempo per le favole, continuiamo a credere a quella che ci hanno raccontato allora, per quanto inverosimile e ridicola possa essere. La politica in generale, e la propaganda di massa negli ultimi decenni, mostrano chiaramente che qualunque cosa può essere creduta se viene ribadita continuamente, se molti altri ci credono, e se chi non ci crede viene dato per matto o traditore, o se viene emarginato o perseguitato. I tratti in comune tra cristianesimo e islam sono tanti, ed è naturale che sia così, perché entrambi hanno in comune miti che provengono da religioni precedenti. Il mito è una cosa, anzi, una gran cosa, ma prendere per vero un mito, cioè una favola, è cosa assai diversa. Di salvatori nati da madri vergini, accompagnati da 12 discepoli, traditi, crocifissi e risorti se ne trovano parecchi prima di Cristo; sulla natura di tali miti non c’è spazio per dissertare qui; ma queste leggende quasi tutte uguali fanno nascere qualche sospetto in una mente razionale. Le grandi religioni organizzate, spesso alleate o tutt’uno con il potere politico, hanno lo scopo principale di creare consenso mantenendo sottomessi i fedeli con la minaccia di punizioni ultraterrene, e se non serve anche maledettamente terrene. I loro dogmi non si discutono, per quanto assurdi possano sembrare. Si fondano su un libro che vien detto sacro, rivelato da una divinità ad uno o a pochi eletti. Ma questi sistemi religiosi servono a chi li manovra soprattutto per questioni che di celeste non hanno nemmeno il colore.
Che due religioni si scontrino duramente, al punto di porre mano alle armi, come purtroppo è successo tante volte, massacrando nel corso della nostra povera storia milioni di persone, ha lo stesso senso che darsi coltellate tra tifosi di squadre di calcio: esiste forse una squadra giusta, una Squadra Vera? Certo che no. Quando vedo quei deficienti accapigliarsi sulle tribune e fuori dagli stadi, distruggere treni, auto e vetrine e organizzare spedizioni punitive contro il “nemico”, mi dico che, sia che facciano di testa loro, sia che vengano manovrati, rimangono dei mentecatti, che purtroppo coinvolgono nelle loro idiozie anche chi il calcio lo ama come competizione leale, come gioco, come svago, e anche chi del calcio se ne frega altamente.
La conversione di Allam non mi tocca per nulla; ma devo occuparmene, perché lo scontro di religioni, pur se assurdo e ridicolo già per definizione, è una minaccia reale, e non vorrei che quelli come me ci rimanessero schiacciati in mezzo. Noi che non siamo violenti, e nemmeno tifosi.