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SOTTO LA NEVE, PANE
Scorrendo gli articoli scritti per questa rubrica nel corso degli anni, non è difficile individuare temi ricorrenti, proprio come avviene per certi sogni, detti appunto ricorrenti. Chi fa lo stesso sogno per un periodo molto lungo, o per una vita intera – è il mio caso - può a ragione considerarlo la rappresentazione di un bisogno, di un timore, di una speranza che sono ormai parte della propria personalità. Di sogni, di cui sono appassionato, ragionerò magari un’altra volta. Ora mi preme notare come spesso in questa rubrica ho preso spunto da fatti di cronaca per trattare argomenti che evidentemente mi stanno a cuore. E’ il caso della seguente notizia, data anche dalla tv.
Comincia come una favola: mille chilometri a nord della Norvegia, sotto una montagna gelata, in un profondissimo buco scavato nel ghiaccio perenne, qualcuno sta portando a termine un progetto unico nella storia della nostra Terra: l’Arca di Noè dei semi, la più grande banca mondiale delle cosiddette biodiversità. L’intenzione è di proteggere il patrimonio genetico di un numero strabiliante di specie vegetali, più di quattro milioni; ad opera ultimata i semi immagazzinati saranno miliardi. Il luogo è stato scelto con cura: pare che nessuna guerra, nessun’arma conosciuta, nessuno sconvolgimento naturale possano arrivare a recar danno a questi profughi selezionati. Ho accolto la notizia con grande soddisfazione, quasi con commozione. Forse perché preservare, conservare, restaurare è nel mio carattere (o, per chi ci crede, nel mio segno zodiacale), forse perché la minaccia è reale, e il provvedimento indispensabile. Subito dopo mi sono venuti in mente due fatti.
Il primo è un ragionamento che feci a proposito della scrittura in un articolo intitolato “La stilografica e l’eternità”, di dieci anni orsono, in cui ragionavo della capacità di un supporto di archiviazione come il floppy disk di mantenere il proprio contenuto integro e leggibile dalle future generazioni, e la confrontavo con i papiri dell’antico Egitto. La risposta è già più chiara oggi, ad appena un decennio di distanza: infatti, chi li usa più, i floppy? I moderni pc spesso non li ospitano nemmeno. Gli attuali dvd e blu-ray accolgono da migliaia a decine di migliaia di volte i dati di un vecchio floppy, su cui già trovavano posto comodamente due o tre lunghi romanzi. Ma la capacità del contenitore non vale nulla se diventa impossibile accedere al contenuto, e quasi certamente i dvd dovranno essere trasferiti su altri supporti di là da venire, come si faceva coi filmini super 8 e si fa ora con le cassette VHS. Briciole di tempo, nulla in confronto ai millenni; ai quali le scritture degli Egizi hanno peraltro resistito.
L’altro fatto cui mi è venuto di pensare è l’avventura del Voyager, la navicella spaziale inviata nel 1977 verso i confini del sistema solare. Ci è arrivata ora, dopo trent’anni, e sta proseguendo un viaggio del quale perderemo le tracce verso il 2020, quando non ci perverrà alcun segnale a dirci dove la navicella si troverà e soprattutto se sarà ancora integra. A bordo del Voyager fu posta una targa in cui si illustra sinteticamente chi siamo, dove siamo e quali sono le nostre conoscenze scientifiche, un giradischi per far sentire incisioni di suoni e voci, e un centinaio di fotografie. Le probabilità che tale sonda venga intercettata da esseri intelligenti è prossima allo zero, ma anche in quel caso c’è da chiedersi innanzitutto se questo accadrà prima che la nostra civiltà o la nostra razza si estingua, e poi se costoro saprebbero capire il significato di tali testimonianze. Già la parola giradischi fa sorridere noi, dopo appena tre decenni.
E così, per tornare a questi semi custoditi gelosamente in un luogo superprotetto, a scongiurare l’estinzione di talune specie nei prossimi mesi o anni, o la distruzione di gran parte del mondo abitato a causa di guerre o cataclismi… potranno questi semi germinare in un ambiente contaminato e sconvolto? Ma forse la domanda da farsi è un’altra. Uno degli scopi di questa operazione è preservare la diversità della vita in un mondo globalizzato (ah, questa parola che nessuno più vuole usare e di cui parlai, con prudenza, più di dieci anni fa…), dove la varietà biologica è vista come un ostacolo allo sfruttamento e al monopolio. E questo anche perché, come dicevo in “Semi suicidi”, ci sono alcune multinazionali (altra parola che ormai provoca insofferenza) che combattono la permanenza in vita di specie autoctone, per vendere i loro semi brevettati e i relativi anticrittogamici; più in generale, la minor varietà e il maggior accentramento risultano in un più agevole controllo del mercato. Quindi, sebbene la varietà e la diversità siano una ricchezza e una garanzia di sopravvivenza di ogni forma di vita, sono mal viste da chi vuol controllarne l’uso e la vendita. Quei semi sepolti nel permafrost, sotto una montagna di ghiaccio, rinchiusi in speciali contenitori, saranno certo al sicuro da esplosioni atomiche, terremoti, guerre chimiche, cambiamenti climatici; temo però che il loro più temibile nemico appartenga alla stessa razza di chi li ha collocati là per salvarli. Nei film, la ragazza rinchiusa nel sotterraneo buio urla finché non sopraggiunge qualcuno; ma dalla faccia di costui si capisce subito che è venuto per farla tacere per sempre.
Chissà se nel Voyager sono stati messi dei semi.
Niente sesso (tradizionale), siamo inglesi
Tra le notizie veramente curiose che si leggono in rete, ci ha colpito quella di un operaio polacco sorpreso a far sesso con un aspirapolvere in un ospedale londinese: “Scovato da una guardia giurata nudo e in ginocchio nella caffetteria dello stabile ormai chiusa, l'uomo si è difeso dicendo che si stava pulendo le mutande, ma il suo datore di lavoro non gli ha creduto e l'ha licenziato”
L’uomo non è riuscito a convincere gli inquirenti che dare una passata alle mutande (indossandole) con l’aspirapolvere è una consuetudine diffusa in Polonia. Ci dispiace per il suo licenziamento, perché tutto sommato la bizzarria era stata perpetrata quando non c’era nessuno in vista (tranne l’inflessibile guardia giurata che l’ha inchiodato), e ci viene da pensare che da noi se la passano molto meglio taluni violentatori, spesso mariti della vittima, quando sostengono che questa era d’accordo. Insomma, è ben difficile provare che l’aspirapolvere in questione non fosse consenziente, tanto più che l’operaio ha comunque dalla sua l’attenuante della provocazione: infatti l’apparecchio aveva “una faccina sorridente disegnata sulla scocca e con il tubo al posto del naso”. Chiediamo clemenza per il povero polacco, che ora è disoccupato e si trova a far compagnia a due inglesi, nei guai per motivi analoghi: uno scoperto mentre, nudo e ubriaco, tentava di far sesso con una bicicletta, l’altro per aver portato a termine l’atto “con i marciapiedi della sua città, Redditch, nel Worcestershire”.
(Citazioni da TGCOM)