Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

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martedì, 04 settembre 2007

DISSUASORI

 

Che il cittadino italiano diffidi delle istituzioni è notorio. D’altronde il sentimento è ampiamente ricambiato. Tra cittadino automobilista e forze addette al controllo del traffico, poi, la sfiducia si dà quasi per scontata. Questa pagina prende spunto da un cartello che incrocio ogni volta che vado e torno da Ferrara. Si tratta di uno dei numerosi “dissuasori”, che indicando in un display la velocità cui stiamo marciando dovrebbero stimolarci a ridurla. Ce n’è di vari tipi: alcuni (i più intelligenti tra i tonti) ti dicono: qui la velocità massima consentita è X, tu stai andando a Y. Ma in Italia l’uniformità è un’utopia di pochi, e infatti ogni dissuasore non resiste al desiderio di distinguersi dagli altri. Ho trovato un sito web in cui la ditta produttrice ne mostra uno, piazzato a Monteroni d' Arbia, che per quasi metà è occupato da inserzioni pubblicitarie. Un’altra ditta parla con entusiasmo del suo modello di punta: “Top di gamma dei dissuasori elettronici di velocità attualmente presenti sul mercato, le sue caratteristiche lo rendono un prodotto completo ed altamente performante capace di soddisfare la clientela più esigente sia dal punto di vista prestazionale che estetico”. Chissà se per clientela si intende l’amministrazione pubblica o il cittadino. Ma torniamo al dissuasore che sta nei pressi di Ponte Rodoni. Nel mezzo c’è un display che indica la velocità del mezzo che sopravviene, e sotto la scritta : rallentare. La parola “rallentare”, si noti bene, è fissa, cioè scritta sulla lamiera, e perciò indipendente dalla velocità cui si transita. Si dà quindi per scontato che stiamo andando sempre troppo forte per la logica, la morale, i gusti personali del dissuasore, ovvero di chi l’ha installato. Altri cartelli, più razionali e simpatici, associano la velocità ad una faccina, sorridente o triste secondo i casi. L’incontentabile dissuasore di Ponte Rodoni però, oltre ad essere indifferente ai nostri rallentamenti, non tien conto di un fatto: se l’alta velocità può essere pericolosa, anche quella bassa può diventarlo. Se ci avviciniamo a 30 km all’ora – su quel tratto il limite è di 70 - il verdetto sarà comunque lo stesso: rallentare! Anche a 20, a 15, a 10. Anche a piedi andremmo troppo veloci per lui. Impossibile accontentarlo. Ieri, sullo stradone che porta a Mirandola, velocità massima consentita 90 all’ora, ho visto un cartello col limite di 30, di quelli appoggiati a terra sulla banchina. Solo soletto, messo senza motivo apparente. Uno arriva a pensare che l’abbiano dimenticato lì. A meno che dietro quel cartello, nel fosso, non si acquattasse un vigile nano, la funzione di questa mossa è misteriosa: apparentemente si tratta di istigazione al suicidio e concorso in omicidio, data la pericolosità della manovra che il cartello impone. Non mi è mai successo di avere alle spalle una pattuglia di vigili, polstrada o carabinieri, in occasioni simili: chissà cosa mi direbbero se percorrendo un rettifilo bene illuminato, di giorno e col sole, senza ostacoli in vista e col manto stradale in ottime condizioni, passassi di colpo da ottanta-novanta all’ora ai 30 (a volte 20, volte anche meno) indicati; per poi continuare a quella velocità senza sapere fino a dove, dato che non si trova mai un corrispondente cartello che indichi la fine. D’altronde sappiamo bene che ai camionisti in agitazione basta attenersi fedelmente al codice della strada per causare file lunghe mezz’Italia, costellate di bestemmie.

Non mi rimane abbastanza spazio per parlare anche degli autovelox, fissi e mobili, che si sono dotati in questi ultimi tempi di partner bizzarri come per esempio le famigerate Subaru col ProVida. Mi (auto)limito a considerare che lo scopo di queste apparecchiature dovrebbe essere quello di evitare incidenti. Invece se a certi amministratori comunali togli l’autovelox togli anche la prima fonte di introito. Introito che tra l’altro i comuni sarebbero tenuti a impiegare per migliorare la viabilità, e ridurre di conseguenza i rischi che gli autovelox pretendono di evitare. E che eviterebbero se fossero piazzati dove servono, e non dove fanno più soldi. Allora, se lo scopo è di non far superare i limiti (ammesso che siano tutti limiti logici e sensati) propongo un’alternativa all’autovelox: i dissuasori umani. Ci potremmo trovare di fronte, per esempio, ad un (finto) cieco che si appresta ad attraversare la strada, o ad un tale che si sbraccia vigorosamente, o ad un altro che fa segno di andar più adagio, con l’aria di sapere perché; si possono impiegare materiali poco costosi e di facile reperibilità, come carrettini trainati a mano, cani (meglio giocattolo), tutti in procinto di attraversare la strada o di compiere atti poco chiari che potrebbero coinvolgerci in un incidente; auto (da rottamare) ferme sul bordo della strada, che grazie ad un automatismo ogni tanto danno il lampeggio; e finti vigili, cioè sagome mobili di plastica, presenti all’estero già da anni. Data la varietà degli interventi, non si finirebbe coll’abituarsi, e si starebbe sempre all’erta. Inoltre si fornirebbe pure un lavoro part-time a qualche bisognoso. In alternativa alle punizioni, si possono inoltre dare dei piccoli premi: alla fine del tratto pericoloso percorso correttamente, caramelle ai bambini, e agli adulti un numero di Piazza Verdi.

Postato da: Gretsch a 23:29 | link | commenti (14)
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