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giovedì, 10 maggio 2007

                                                                Il Fosso

 

Non è egli un paradosso che la Religione Cristiana in gran parte sia stata la fonte dell’ateismo, o, generalmente parlando, dell’incredulità religiosa? Eppure io così la penso (Giacomo Leopardi, «Zibaldone di pensieri», 1832).

 

Ho ben presente quali rischi corro scrivendo di religione per dei compaesani. Il maggiore non è, vorrei credere, di veder sbarrate le porte della chiesa alle mie fotocamere, ma quello di essere male interpretato, in buona o mala fede. La lettera di Marco Tioli – che comunque ringrazio – ne è un esempio.

Vorrei innanzitutto liquidare la faccenda Welby. I parenti, che si dichiarano cattolici, desideravano un funerale religioso. Il Vicariato lo ha rifiutato. Peggio per loro, che ci tenevano, scrissi. E aggiunsi che dalla Chiesa in generale e da Don Roberto in particolare mi aspettavo compassione e non intransigenza. Se il funerale religioso sia o no un “lasciapassare” non lo so: me lo dica Tioli, che conosce il catechismo; Don Roberto sostiene di no. A me, beninteso, non importa che venga o meno concesso il via libera per un luogo che nemmeno so se esista. Neppure ho bisogno di spiegare quale “tornaconto” abbia avuto la Chiesa (non più il Vicariato?) a negare le esequie; Chiesa e tornaconto dovrebbero essere termini inconciliabili, ma se la mettiamo in questi termini (il che mi va benissimo) confermo la mia opinione: secondo me non ne ha avuto un gran ritorno di immagine.

Il tema dominante della lettera di Tioli ricorda la vecchia favoletta della volpe e dell’uva, o il cliché dell’ateo che in realtà cerca Dio, e magari in punto di morte manda a chiamare un prete. Nulla di più lontano dal vero, almeno per quanto mi riguarda. Per di più, la citazione di un libro a me caro come quello di Böll è fatta a sproposito, e per giunta tradisce lo spirito del romanzo, anche perché un ateo può parlar di Dio, come un pacifista di guerra; non perché la desidera – anche se c’è chi azzarderebbe una simile ipotesi – ma perché difende una sua visione del mondo. I cattolici si riferiscono continuamente a un Dio in cui fanno mostra di credere ma di cui nessuno di loro può provare l’esistenza. Perciò si può ben parlare di Shangri-La o di El Dorado, di Giunone o di Kalì, del Lupo Mannaro o della Democrazia Perfetta senza per questo credere che esistano veramente, ma invece in quanto simboli, o illusioni, o mete desiderate.

L’inferno come presupposto per la libertà? Il senso della frase mi è oscuro. Mi limito a constatare che viviamo già in un inferno - giustamente definito “valle di lacrime” - che il cristianesimo ben descrive nelle sue nefande manifestazioni e promette, in un’altra vita, di replicare in peggio o di cancellare: siccome non si vede il senso del nostro soffrire, vi si attribuisce un riscatto finale in una eterna vita beata. Si può accettare l’apparente insensatezza del nostro vivere, oppure affidarsi, come fa Tioli, a chi gli dice qual è il bene e quale il male, senza curarsi delle possibili conseguenze: per alcuni, quando si teme il buio e l’ignoto, qualsiasi luce va bene.

La certezza dei cattolici (o dei musulmani, eccetera) è a volte irritante: la verità ce l’hanno loro e nessun altro, e lo si vede da come ragionano: per Tioli infatti o si è atei o si è cattolici. L’alternativa non è essere musulmani, buddisti, shintoisti, induisti, gnostici; l’alternativa non è tra animismo, politeismo, o un semplice onesto agnosticismo. O sei dei nostri o sei perduto, come la famosa pecorella. Degli auguri di Tioli quindi faccio volentieri a meno: premesso che da agnostico sto benissimo, e che ognuno dovrebbe pensare ai tarli suoi, Tioli mi spieghi perché ci sia da saltare un solo fosso e ci si debba trovare inevitabilmente in una sacrestia anziché in una pagoda, in una moschea o sotto un fico; o all’aria aperta. O perché non si possa fare a meno di saltellare e starsene invece tranquillamente dove si è, specie dopo aver avuto anni a disposizione per vedere chi c’è oltre quel fosso.

Scrivo queste righe in un paese musulmano dove tutti sono affabili, gentili, cordiali ed anche simpatici, dove ogni ora del giorno e della notte risuonano le invocazioni del muezzin, e mi vien da pensare che questa religione è nel momento presente una delle più intolleranti e minacciose; questo a dispetto di una cortesia e di una cordialità pari a quelle di tante altre genti su questo pianeta. Le guardo, e penso che queste persone così simili a me sono state fin da piccole educate a vedere il mondo attraverso un libro sacro, una Verità rivelata e indiscutibile, e a seguire precetti che a volte incitano all’odio verso chi non ha la stessa fede. L’Uomo è per sua natura mite e violento, soccorrevole e prevaricatore, se vogliamo buono e cattivo, ma solo quando è preda di un’ideologia, schierato con una Fede, solo allora diventa fanatico. E arriva ad uccidere in nome di un’idea. Preferirei un mondo di agnostici, dove si possa fare ogni genere di ipotesi sulla vita e sulla morte, ma dove nessuno ti tiri dalla sua parte, e ti imponga di ammazzare in nome del suo Dio buono e giusto; dove invece, parafrasando Budda, si possa dire: non so se tutto questo è stato creato o è sempre esistito, se l’ha creato un dio o più dei, se seguiranno inferni o paradisi; non lo so, non potrò mai saperlo, e dunque non mi importa di saperlo, perché non voglio sciupare il mio tempo in simili speculazioni; quel che mi importa è vivere più serenamente che posso e fare in modo che tutti soffrano meno.

A Tioli che mi invita a saltare ‘sto famoso fosso, come se da questa parte si soffrisse di più o si fosse condannati alla perdizione, dico che se davvero esiste un paradiso come ce lo descrive la Chiesa, se il Dio che ti ci manda è davvero buono e giusto, vi accoglierà tutti quelli che hanno agito rettamente, a qualsiasi credo o non-credo appartengano. E magari avrà un occhio di riguardo per coloro che hanno fatto il bene perché lo ritenevano giusto, e non per un’ingiunzione o per il timore di un castigo ultraterreno. Ateismo e agnosticismo hanno lo stesso diritto di esistere di qualsiasi religione, se non di più: dicendo infatti che non so, non nego che possa essere, mentre affermando che so mi tocca quanto meno l’onere della prova, che nessuna religione ha mai saputo fornire. A non credere, o a dubitare, o a non curarsene, non si fa male a nessuno. Ho dubbi sul contrario.

 

Se c’è un Dio, l’ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione (Edmond e Jules de Goncourt, «Diario», 1868).

Postato da: Gretsch a 21:09 | link | commenti (20)
polemiche, religione, ideali, welby