Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

Eccomi

Utente: Gretsch
Nome: Maurizio

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

giovedì, 02 novembre 2006

Io pago
 
I SUV non verranno tassati. L’ennesimo aggiustamento della manovra finanziaria ha puntato sulla tassazione delle auto con più di 100 kilowatt. C’è chi maligna che le Case automobilistiche produrranno d’improvviso motori di 99 kilowatt, ma a noi qui interessa notare come la ventilata tassa sui SUV, bocciati anche dal Foglio di Ferrara come inutili, pericolosi, fastidiosi e pure brutti, abbia prodotto un’ondata di indignazione da parte dei loro proprietari. Ora, sarà anche vero che certi SUV inquinano meno di un’auto non catalizzata, e che la sicurezza per chi ci sta dentro è maggiore di chi guida una vecchia Panda (ma non per gli sfortunati pedoni che dovessero essere investiti, vista la forma del cofano), però nessuno è riuscito finora a togliermi dalla testa che chi compra un bestione del genere, che non permette di vedere oltre quando ce l’hai davanti, di fianco, e anche quando è parcheggiato, lo fa solo per farsi bello. Bene ha detto, in una sorprendente intervista, il presidente dell’ENI: chi consuma di più senza un motivo valido deve pagare di più, e questo per un motivo fondamentale, che è il centro di questo mio commento: le risorse non sono illimitate, e non basta dire “io pago, quindi zitti”; se si eliminassero tutti gli sprechi di carburante, dice il presidente dell’ENI, la domanda di petrolio crollerebbe, e i prezzi calerebbero anche di parecchio. Ma, aggiungo io, anche far pagare di più non basterà, a meno che non si utilizzino fonti di energia diverse. Provate ad applicare lo stesso discorso all’acqua. Se uno dicesse (e lo sta già facendo) “io ho i soldi, mi compro questo lago”, chi protesterebbe? Forse solo i confinanti, se gli abitanti della terra fossero sette milioni; il fatto è che sono quasi sette miliardi, e l’acqua è già un’arma strategica usata da pochi, figuriamoci in futuro.
Le risorse non sono infinite. La Terra è stanca. Ma si continua a pensare a noi, all’oggi; e domani chi se frega. Però c’è del senso in questa follia: perché pensare al benessere di chi verrà dopo di noi? Come diceva Woody, “Perché dovrei preoccuparmi dei posteri? Che cosa hanno fatto per me?”

Postato da: Gretsch a 09:27 | link | commenti (6)
polemiche, ideali

mercoledì, 01 novembre 2006

LONTANO DAGLI OCCHI

 

Bologna, fermo ad un semaforo aspettando il verde. Alla mia destra un tizio abbassa il finestrino, e dopo aver appallottolato un foglio di carta lo getta fuori. “Scusi”, gli faccio. Lui mi guarda con aria interrogativa, io indico in basso. Lui si sporge dal finestrino, guarda l’asfalto nel punto in cui ha appena gettato la carta, e rimane lunghi secondi a fissarlo. Forse non vede la pallottola di carta? Forse la vede ma non la associa al suo gesto di un attimo prima? Forse è stupido? Macché. Sta semplicemente cercando una risposta da darmi. E la risposta arriva: “Dove vuole che me lo metta, in bocca?”. Ho appena il tempo di ribattere, prima che arrivi il verde. Ma il verde appare, lui ingrana la marcia e parte, e così faccio io, senza avergli dato altra risposta che uno sguardo – così almeno credo – più che eloquente. Perché quell’uomo ha esitato prima di rispondere? Intanto, è già qualcosa che abbia risposto; poteva ignorarmi, o magari scendere dall’auto e replicare con le mani. Il fatto che abbia cercato una giustificazione significa se non altro che non è convinto d’aver fatto la cosa migliore. E perché io non ho replicato? Perché non mi aspettavo una risposta del genere, o forse perché non ero solo e non volevo coinvolgere la morosa in una possibile lite. La risposta più sensata che avrei potuto dare sarebbe dovuta essere “lo metta sul sedile, o dove vuole, ma non lo butti in strada”. La risposta che a molti, me compreso, sarebbe venuta più naturale sarebbe invece stata di metterlo altrove.

Per moltissime persone la strada, così come molti altri luoghi pubblici, essendo di tutti non è di nessuno. Quindi si può sporcare a piacimento. In un bellissimo cartone animato degli anni ‘50/’60 Paperino fa le pulizie di primavera. Vediamo la sua casetta dall’alto, il piccolo giardinetto, la palizzata tutto intorno, e lui che allegro e indaffarato ramazza il prato, ficca la spazzatura in un bidone e la getta oltre la staccionata, nel giardinetto del vicino. L’inquadratura si allarga, e mostra tante altre casette tutte uguali, col loro giardinetto e la loro staccionata, oltre la quale, all’unisono, ognuno getta la spazzatura nel giardino adiacente. Cosicché alla fine tutto è sporco come prima. Già nell’America di mezzo secolo fa si faceva della satira su un simile malcostume, che almeno da noi pare non esser cambiato affatto; quelli che sporcano vie, strade, fossi, prati e boschi, per non parlare di fiumi, mari e laghi, quasi mai fanno altrettanto a casa loro: abitazioni pulite e ordinate, auto immacolate e profumate, ma ai lati delle strade e lungo i fossi ogni sorta di immondizia.

Vorrei sperare di aver gettato il seme del senso civico nel mio occasionale vicino di semaforo. Forse non butterà più una cartaccia mentre aspetta il verde, ma procurerà di farlo mentre è in marcia, cosicché nessuno gli rompa più le scatole.

Postato da: Gretsch a 19:18 | link | commenti
ideali, quotidianitÃ