Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

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domenica, 07 maggio 2006

Giornalismo di trincea
 (2006)
Noi, che scriviamo su queste pagine, siamo ancor meno che giornalisti di provincia, e meno che pubblicisti di paese; a cadenza mensile dispensiamo opinioni dal nostro confortevole studio (nel caso particolare un’accogliente mansarda) senza aver superato alcun esame specifico, e soprattutto senza aver fatto la gavetta della cronaca. Abbiamo saltato un passaggio, quello più faticoso; ci siamo scapolati lunghi e duri mesi in trincea, imboscandoci da subito in fureria. Ma a volte basta un niente per far scattare una rivelazione, una illuminazione interiore, che ci riconcilia, almeno provvisoriamente, con l’inviato dal fronte. Ce ne siamo accorti ieri, per caso: artefici di tale piccolo terremoto, le parole di un giornalista, di cui ahinoi ignoriamo il nome, che intervistava Paolo Onofri, padre del piccolo Tommaso, il bimbo di cui tutti conosciamo la triste storia. Val la pena di riportare la sua domanda, e la risposta di Onofri.
Domanda del giornalista:
- Questa Pasqua senza di lui come sarà?
Ammirevole la semplicità della formulazione, in cui la parola Pasqua sta in principio di frase, preceduta dal pronome “questa”, che efficacemente allude allo stridente contrasto tra la ricorrenza presente, funestata da un lutto terribile, e la festosa Pasqua passata, quando Tommaso era ancora in famiglia, ignaro e felice, mentre la futura tragedia era al di là di ogni immaginazione. (Ad essere rigorosi, e forse un po’ pedanti, si potrebbe notare come, proprio per questi motivi, le successive parole -“senza di lui” - siano superflue: la loro soppressione avrebbe giovato alla secca incisività della domanda, alleggerendola da un’ovvietà e aggravandola di sottintesi). “Come sarà?”, chiede, si chiede, ci chiede il giornalista; come sarà questa Pasqua senza Tommy? E ce lo chiediamo anche noi, levando gli occhi al televisore dopo aver interrotto la preparazione dell’agnello, mentre accarezziamo la testa di nostro figlio che sta decorando le uova sode, e lanciamo un’occhiata all’enorme uovo di cioccolato che verrà aperto domani. Tutta la famiglia interrompe le proprie occupazioni; il gatto smette di leccarsi, il cane leva gli occhi umidi al televisore, il canarino si zittisce, anche il pesce rosso fissa lo schermo; ognuno vuol sapere cosa risponderà il padre di Tommaso. Ed eccole, le sue parole testuali:
- Come vuole che sia… un giorno triste.
Rimaniamo un attimo come sospesi, senza deglutire, sopraffatti da quella rivelazione. In sintonia con la domanda, anche la risposta ha una sua brevità ammirevole e toccante. E allora, d’un tratto, tutti noi ci accorgiamo che Pasqua per quella famiglia sarà un giorno di enorme tristezza, di amarezza indescrivibile. Non l’avremmo mai immaginato, se non fosse stato per la semplice domanda di un cronista coraggioso. Ci sentiamo in colpa, adesso, per il nostro agnello, il nostro enorme uovo di cioccolato, per la nostra piccola felicità domestica; è bastato che un coraggioso – lo ripeto, coraggioso – giornalista ponesse una semplice domanda, e di colpo la nostra rassicurante quotidianità viene squassata e quasi ribaltata dalla sua domanda e dalla relativa risposta.
Un giornalista coraggioso, dicevo. Perché davvero ci vuole un bel coraggio a fare una domanda così, ad una persona così, in un momento così. Del resto, non meno coraggio ci vuole a dare la risposta che è stata data: il coraggio di trattenersi non dico dal malmenare chi l’ha fatta, ma anche dal semplice sarcasmo, limitandosi invece ad una stanca controdomanda, leggermente ironica: “Come vuole che sia…?”.
Lo vogliamo ringraziare, quel coraggioso giornalista di trincea. Per merito suo noi articolisti della domenica ci sentiamo meno in colpa per non aver a suo tempo indossato stivali ed elmetto. Gli stivali non ci servono: nella nostra tranquilla mansarda non c’è fango, né altra sostanza sgradevole in cui camminare; tantomeno ci serve l’elmetto, che del resto è inutile anche per il nostro intervistatore, che doti naturali ed esperienza sul campo hanno dotato, oltre che di pelo sullo stomaco e di faccia di bronzo, anche di cervice a prova di legnate.

Postato da: Gretsch a 10:00 | link | commenti (10)
ideali

lunedì, 01 maggio 2006

Signor Goldoni,

 

 

io mi domando perché lei continui a propinare ai lettori alimenti con ingredienti altamente indigesti, sino a provocare, in tanti, fenomeni dispeptici più o meno gravi.Perché?!Io mi domando perché mai accanirsi contro il mondo del paranormale, alla guisa di tanti scienziati o presunti tali, a mio parere non sinceri e profondi ricercatori della verità, ma solo tronfi, presuntuosi e superficiali.I mercanti dell’occulto sono tanti e non ne nego affatto la realtà; sono pure numerosi i poveri illusi che credono di essere in possesso di capacità medianiche, paranormali, ma ci sono anche non pochi veri sensitivi che operano gratuitamente, non cercano la celebrità, non sono squilibrati, non hanno manie di protagonismo.Ripeto ancora una volta: non facciamo di tutte le erbe un fascio!  E non esprimiamo giudizi su argomenti che richiedono lunghi studi, riflessioni, sperimentazioni come il complesso mondo del paranormale.

 

 

Io come tutti i sensitivi et similia, mi sento offeso dalle sue parole e gradirei un atto di saggezza ed umiltà: chieda scusa a coloro che lei ha offeso ingiustamente con le sue parole.

 

 

 Lucio Rebecchi

 

 

 

 Signor Rebecchi,

quelli che lei chiama ingredienti io non li propino, semmai li propongo, per cui nessuno è obbligato ad assumerli, tantomeno lei, che pare allergico al mio modo di ragionare, visto che per la seconda volta mi attacca sullo stesso argomento. Lei parla del “complesso mondo del paranormale”, definizione di una entità di cui io nemmeno riconosco l’esistenza; e già cominciamo male. E neanche quando lei fa qualche concessione, dicendo che “sono pure numerosi i “poveri illusi” che credono di essere in possesso di capacità medianiche” mi trova d’accordo con lei: infatti credo che questi poveri illusi in realtà siano pochissimi rispetto ai ricchi millantatori. Esisteranno pure ricercatori seri, certo; chi lo nega? Ci sono anche ricercatori di vite aliene e di loro messaggi dal cosmo: quando arriveranno testimonianze dagli spazi siderali li chiameremo scopritori, e poi esperti, ma per ora stanno solo cercando, e a mio parere è molto più probabile ottenere la prova di vite extraterrestri (della cui esistenza sono peraltro certissimo) piuttosto che di un umano che sposta una bottiglia col pensiero, o che rintraccia un assassino sognando. Allo stesso modo, non smentisco che esistano anche sedicenti sensitivi che “operano gratuitamente”e che non hanno “manie di protagonismo”: questo non vuol dire però che possiedano particolari poteri. Io non riconosco validità alle testimonianze dei presunti sensitivi, lei fa altrettanto con la prova scientifica: non mi pare possibile alcun dialogo. Non sono uno difensore del metodo scientifico a tutti i costi, ma lo preferisco alla supponenza autoreferenziale di maghi e paragnosti. Signor Rebecchi, anch’io, come molti, vorrei che certi poteri esistessero davvero, e spero di cuore che si possa infine rintracciarli e usarli a fin di bene. Lei d’altronde si dichiara sensitivo, ma siccome non so cosa intende, mi astengo dal commentare. Le auguro che le sue doti siano di utilità per qualcuno. Quanto a me, dato che ieri mi hanno rubato la macchina, d’istinto mi sono rivolto ai Carabinieri di Finale; ho trovato efficienza, gentilezza e disponibilità. Forse i sensitivi non si scomodano per una Ford Escort del 1998, ma casomai conoscesse qualcuno che può aiutarmi, prenda in considerazione l’opportunità: pensi a quanto ne guadagnerebbe la sua causa se riuscisse in tale compito, e proprio a favore dello scettico curatore di Cattiva digestione!… (A richiesta fornirei anche il numero di targa).

La saluta il tronfio, presuntuoso e superficiale

 

 

 

Maurizio Goldoni

 

 

 

Postato da: Gretsch a 08:25 | link | commenti
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