Archivio di articoli pubblicati sul mensile "Piazza Verdi" dal 1996 ad oggi.

Eccomi

Utente: Gretsch
Nome: Maurizio

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

martedì, 31 gennaio 2006

PORNO PADANO: I RETROSCENA

 (2006)

 

 

 

A distanza di quattro mesi dalla pubblicazione di “Porno padano” , sento di dovere qualche spiegazione ai miei lettori. Nel giugno del 2005 mi accordai con Marnie, della redazione di Piazza Verdi, che con me aveva curato alcune recensioni doppie nella rubrica Pop corn e brustlìn, per pubblicare l’analisi di un fantomatico film di Tarantino, presentato in una (vera) retrospettiva al festival di Cannes 2005. Come già accaduto per Psyco, le recensioni furono due, dal suo e dal mio punto di vista: in questo caso però si trattava di due giudizi su un film immaginario. L’articolo uscì, e non ci pervenne alcun commento in merito. Avevo previsto – e anche un po’ sperato – che così sarebbe andata, perché volevo far scattare la parte B del piano, cioè la recensione di un altro film inesistente, stavolta però di genere diverso. La mia aspettativa era che per questa seconda recensione l’interesse non sarebbe mancato, proprio perché l’esca era doppia: il sesso, che fa alzare un sopracciglio anche al lettore più distratto, e il fatto che fosse gente del luogo a praticarlo davanti alle telecamere. E così è stato. Devo precisare che nessuno era al corrente della burla, nemmeno la redazione, che viene informata solo in questo momento tramite l’invio del presente comunicato. L’unica a sapere era Marnie, che nelle mie intenzioni avrebbe dovuto scrivere la recensione dal punto di vista femminile; ma davanti al suo imbarazzo ho capitolato, e ho preferito affrontare lo scherzo da solo. Marnie però è stata bravissima: innanzitutto a tenere il segreto per mesi, e poi a far fronte alle varie inquisizioni senza tradirsi.

Mi rendo ben conto che questa bravata non ha un gran valore dimostrativo, date le sue prevedibili conseguenze. Mi ricorda i tempi delle medie e del liceo, in cui mi prestavo volentieri ad organizzare scherzi anche complessi. Ma forse qualche implicazione, qualche piccolo sviluppo ci sono stati. Alcuni hanno dato per scontato che il film esistesse e fosse in circolazione, ma non avevano idea dell’identità dei protagonisti. Altri hanno esplicitamente chiesto alla redazione di avere una copia. Tutti però hanno chiesto lumi alla redazione stessa, che li ha chiesti al sottoscritto, il quale ha finto di non voler rivelare le sue fonti, dando ad intendere che però il film non era di così difficile reperibilità. Però, il fatto che nessuno si sia rivolto a me personalmente mi dà da pensare: forse credono che abbia a che fare con la produzione; o si vergognano; o forse un film del genere esiste davvero, e io ho contribuito a diffonderlo. O magari non esiste ancora, ma dopo questo articolo a qualcuno verrà in mente di farlo. Se è così, prometto che sono ben disposto a commentarlo. Marnie, invece, con tutta probabilità si asterrà di nuovo.

 

 

Postato da: Gretsch a 10:47 | link | commenti (14)
film, il paesello

sabato, 28 gennaio 2006

BRIVIDI, NONOSTANTE IL GELO

 

(2006)

 

 

 Seconda selezione dalla mia raccolta personale di strafalcioni televisivi. Considerato che guardo la tv circa un’ora e mezza al giorno e un canale alla volta, e che le perle qui riportate sono state scelte tra decine d’altre, ci si può fare un’idea della media nazionale.

Cominciamo col tg3, da sempre ecologista: “Un santuario per i delfini di 96.000 milioni di chilometri quadrati” (tg2 25/07/03); direi che quei fortunati delfini ci staranno belli comodi: la superficie è infatti quasi cento volte quella terrestre. Come commentare tanto spreco? Certo, “La notizia è di quelle che fa discutere”, come dissero al tg1 il 6 febbraio del ‘98. Tre anni dopo lo stesso tg si rammaricò perché “Nessuno invece intervenì” (tg1, 12/10/01). Sono forse creature aliene i cronisti del tg2 del 18/01/02: parlano infatti“Brividi, nonostante il gelo”; e c’è qualcosa di perverso anche nell’affermazione seguente: “L’influenza, quella vera, non è ancora arrivata. Ed è colpa delle temperature, temperature più alte…” (tg5, 27/12/02); forse chi scriveva aveva a cuore lo smercio dei vaccini. Il tg5 del 22 novembre 1998 ci fa sapere che “Gli anziani di qui non ricordano tanta neve e freddo da almeno dieci anni”, e lo credo: per farselo venire in mente bastava un quindicenne. Il tg5, del resto, ha idee sue riguardo il tempo in generale, e l’età in particolare, e lo si deduce dalle seguenti affermazioni: “Giovane  studente di 35 anni” (tg5 del 25/7/2002) (il che, se vogliamo, per un’italiano non fa scalpore); “Le giovani ma anche attempate signore di mezza età” (tg5, 3/6/2000); “Pochi minuti prima che arriverà la sposa” (tg5 25/9/03); quanto poi a“L’ex anziana presidente” di cui parla il tg5 del 26/9/03, noi azzaderemmo che sia ridiventata giovane e rimasta presidente, ma non ci potremmo giurare. Insomma, il tg5 fa confusione nell’esporre “Come, cosa e quando i fatti sono accaduti” (tg5, 17/04/03).

Per riscattarsi, diventa ridondante: “E’ di otto anni fa la scissione del 1991” (tg5, 11/10/99); e “Precipitava verso il basso” (tg5, 7 agosto 2005); “Una macchina lo tampona da dietro(TG5, 9/4/04).

Del resto, degli ex ha una visione particolare anche il tg3: dirci che il tale “Era stato ex-sindaco” (tg3, 11/7/2000) non ci dà un’idea più chiara della situazione rispetto a quella della “ex anziana presidente” di cui sopra. Più intellettuale e criptico degli altri, il tg3 parla anche di“Sedicenti personaggi che promettono meraviglie” (tg3, 11/12/01). Che ci siano sedicenti maghi o sedicenti medici lo si sapeva… quell’inatteso “sedicenti personaggi” affida le nostre poche certezze ad un mare di dubbi.

Il tg5 del 23/4/02 fa lo spiritoso: “Stamattina si è aperto a porte chiuse un vertice…” e “Venivano utilizzate le generalità di ignoti cittadini”. Qui lo scambio tra ignoti e ignari è evidente, come è evidente la comica contraddizione in termini che ne deriva.

Ma veniamo ai temi seri. La guerra, per esempio. Minacciosa la descrizione del Tg di Mentana: “... con i Talebani pronti a evacuare” (tg5, 28/11/01). Immaginiamo i talebani rimasti senza fucili e senza cannoni, ma non rassegnati alla resa, che ingurgitano fagioli e lenticchie a strippapancia; è forse questa la guerra chimica e batteriologica che temeva Bush; a noi ricorda piuttosto le autobotti cariche di letame dei produttori di latte in rivolta. A proposito: secondo il  tg4 dell’11/5/2004 “Bush difende il ministro della Difesa”. La miglior difesa è comunque l’attacco: infatti “Ivan Basso cercherà di essere all’altezza della tappa di ieri”(tg5, 17/7/04): notare anche la “tappa” che ricorda il tappo e quindi ancora la bassezza.

E ora la vita e la morte.Tutto compreso dall’importanza della questione, anche il compassato Joaquim Navarro, il 16 luglio del 2000, ci tiene a far sapere che “Il tema della pena di morte è molto vivo”. Conoscendo il punto di vista del Vaticano, possiamo ipotizzare che esso, per converso, consideri il tema della vita moribondo.

Vorrei aggiungere anche ancora (come disse Silvio Berlusconi nel settembre 2002) che pure Studio Aperto ha le sue convinzioni: secondo l’inviata Silvia Vada“ … i 36 feriti non sono gravi, stanno tutti benissimo” (Studio Aperto, 18/5/2004): chissà gli incolumi.

Concludo con un paio di battute, che paiono addirittura concordate, come tra due comici. La prima se la scambiano Annalisa Spiezie e Toni Capuozzo, nel tg5 del 21 maggio 2004:

“I toni sono gli stessi, Toni?” “Sì, toni incendiari”

 

 

L’ultima è una pietra miliare del nonsense:

L’inviato: “Non vi sento…”

Cesara Buonamici: “Non importa, parla lo stesso”

Tutto vero quel che ho scritto finora? “A quanto pare, pare proprio di sì”(tg5, 7/7/2000). Anche se, per dirla col Tg3 regionale de1 18 luglio 2005, “Incredibile a crederci”.

 

 

(la formattazione di questa come di altre pagine è sottoposta alle imprescrutabili bizzarrie dell'editor di splinder)

 

 

Postato da: Gretsch a 10:23 | link | commenti

venerdì, 13 gennaio 2006

Uomini e cattedrali

 

 (2001)

 

 

 

Il postino francese Ferdinand Cheval, nel 1879, all’età di 43 anni, durante il suo lungo giro quotidiano (che dicono fosse di 32 chilometri), trova una pietra di forma singolare, e la porta a casa. Da quel giorno, Cheval si dedicherà alla raccolta di pietre di ogni tipo, al loro non comodo trasporto fino al giardino di casa e alla costruzione di quella che doveva essere una semplice fontana, ma che poco a poco si trasformerà, crescerà di dimensioni, di simboli, di allusioni, fino a diventare il suo “Palais Idéal”, una creazione unica, surreale, senza dubbio affascinante. La stramberia dell’impresa, il tempo impiegato, la fatica, la determinazione dell’uomo, tutto questo contribuisce a suscitare nello spettatore ammirazione, stupore, riflessioni. Mi sono chiesto cosa rende quest’opera così seducente, e la risposta deve a mio parere tener conto proprio di tutte queste caratteristiche, che ne rendono la genesi e la realizzazione così diverse da altre opere d’arte di grande complessità e la cui realizzazione ha richiesto anni di lavoro. Di anni il nostro postino ne ha impiegati 33, che sono un tempo lunghissimo, se paragonato alla vita d’una persona, ed ancor più lungo se si pensa che il nostro uomo non era un artista di mestiere; per di più, la sua frenesia, la sua febbre creativa si è dedicata alla realizzazione di quest’opera sola (se si eccettua la costruzione del proprio monumento tombale, del resto molto simile al Palais Idèal). La suggestione di quest’idea fissa, di questo accanirsi nell’ingrandire, sviluppare, modificare questa bizzarra costruzione, che pur non essendo immensa (la lunghezza massima è di 26 metri, l’altezza massima di 10) è complessa e varia quanto basta per suscitare stupore e curiosità, conquista facilmente lo spettatore. Il Palais è piccolo rispetto ad un palazzo propriamente detto, ma nell’ambito ristretto di un giardino fa una certa impressione, e dà quasi l’idea di una miniatura. Cheval, tramite scritte piazzate qua e là nel palazzo, ci ricorda continuamente la sua fatica, il suo dedicare ogni ora libera alla sua opera, sprezzando sonno, divertimenti, rimandando tutto a dopo il compimento di questo sogno. La sua smania di immortalità coinvolge anche gli arnesi del suo lavoro (la carriola e il secchio), che egli eleva di rango quasi umanizzandoli, e cui riserva un posto d’onore nel suo palazzo. Il governo francese ci mise cinquant’anni a riconoscere che il Palais poteva essere inserito nel catalogo delle opere d’arte della Francia.

 

 

Una notizia del maggio 1998: in Spagna, un uomo sta costruendo una cattedrale da solo. Non è un muratore, e neanche un postino, bensì un contadino. Ha cominciato trentasette anni prima, e l’opera è lungi dall’essere ultimata. Usa materiali di scarto, che ogni mattina all’alba va a prendere nei cantieri. Non ha un regolare progetto, perché costerebbe troppo. Ma non ha neppure un progetto personale. C’è chi assicura che l’edificio non potrà stare in piedi a lungo, perché mal costruito.Qualcuno ogni tanto va lì e gli dà una mano. La Chiesa non si pronuncia.

Gli domandano perché lo fa. Per fede, è la risposta.

 

Fin qui la notizia. Ed è già una notizia straordinaria. Cos’è che la rende tale? Naturalmente, la sproporzione tra la grandiosità dell’opera e i limiti fisici del suo costruttore. Ma trovo che almeno altri due fattori contribuiscono ad aumentarne il fascino. Uno è la mancanza di un progetto: “troppo costoso”, è la motivazione che, secondo il giornalista, l’uomo dà di questo suo procedere così informale. Probabilmente il giornalista si riferisce al progetto di un architetto, che l’uomo non può permettersi di pagare, ma è tuttavia evidente che nulla di preciso è stato messo sulla carta. La mancanza di un disegno preordinato, il procedere giorno per giorno un mattone sull’altro, il progredire di un arco, di un’architrave, dell’armatura di una cupola, tutto questo ricorda da vicino il cammino di molti uomini, che pur non avendo un progetto preciso danno poco alla volta, giorno per giorno, senza quasi accorgersene, una forma alla loro vita. Una forma che diverrà visibile forse solo prima dell’ultimo istante, quando l’imminenza della morte ci innalza tutti su un piano più elevato, di modo che possiamo distinguere meglio la complessità - o la semplicità - dell’opera che abbiamo realizzato. Chi si trova nel labirinto non ne può afferrarne il disegno, ma basta contemplarlo da pochi metri più in su per vederne la struttura, se non per comprenderla. L’altro elemento è l’incompiutezza dell’opera. Ho visto quell’uomo forte e magro, dalla forza composta e tenace, ho visto la cattedrale. Molti anni dovranno trascorrere perché quella costruzione venga compiuta. Lui stesso prevede che non riuscirà ad ultimarla. Questo fa risaltare ancora di più l’eroicità dell’impresa. Altri potranno portare avanti il progetto e forse terminare la costruzione, ma anche se questo non accadesse, anche se l’opera dovesse rimanere incompiuta, questa incompiutezza testimonierebbe che il mancato compimento di un’impresa non deve scoraggiarci dall’intraprenderla. Di certo, Dio preferirà la cattedrale costruita pietra su pietra da un uomo di fede, anche se incompiuta, al rispettoso e corretto nulla di certi agnostici.

Palais Ideal

 

Postato da: Gretsch a 10:48 | link | commenti (10)
ideali

lunedì, 02 gennaio 2006

 

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Sì signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

(Giacomo Leopardi, "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere";che non fa parte, ahimé, dell'archivio di cui questo blog è compendio, ma che mi andava di inserire, una tantum)

Postato da: Gretsch a 12:01 | link | commenti (16)